Quel fango di Falcone

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Lo confesso: in qualche conversazione privata, al bar od anche al telefono, ho augurato la morte a qualcuno (il Papa, Berlusconi, Marchionne ecc..) ho offeso pesantamente la genealogia di qualcun’altro (la famiglia Agnelli in primis) ho pure espresso soddisfazione per innocui attentati terroristici di stampo anarchico.

Tutte esternazioni le mie che non mi rendono automaticamente un pericolo per la quiete pubblica e che andrebbero contestualizzate per momenti di estrema rabbia, per iperboli od altre figure di discorso, per sprazzi di macabra ironia.

Non so se ci sono contestualizzazioni che possano giustificare l’epiteto lanciato da Fabrizio Miccoli a Giovanni Falcone ed anche se non ci fossero giustificazioni la cosa non mi interessa.

Mi interessa invece, e mi preoccupa, di come intercettazioni telefoniche che non costituiscono prova di reato siano finite in pasto all’opinione pubblica con l’effetto di una lapidazione mediatica nei confronti di un calciatore che, non sarà sicuramente un mostro di intelligenza, ma che come tutti ha diritto alla riservatezza delle sue conversazioni private.

“Quel fango di Falcone” è una espressione poco intelligente, non c’è dubbio, ma Miccoli si merita come tutti di essere giudicato per quello che fa (e c’è una ipotesi di reato di estorsione su cui dovrà essere giudicato) non per quello che pensa o che dice per telefono ad un amico.

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Bucio de culo

Ovvero Beppe Grillo sarà probabilmente un ottimo attore, ma è un pessimo umorista.

Avere le capacità, i mezzi e la credibilità per “far ridere” significa avere un potere non indifferente. Ancora di più quando il “far ridere” non deriva da un produttore di comicità/soggetto della comicità (il famoso matto di De Andrè e la luce del giorno che divide la piazza/fra un villaggio che ride e te,  lo scemo che passa), ma quando si è veicolo della comicità.

Essere veicolo di comicità significa decidere e definire quali sono le categorie del ridicolo e del grottesco che la società riconoscerà poi come tali; un ruolo,  carico di responsabilità nei confronti degli equilibri di forza all’interno della società stessa. Continua a leggere

Laziogate: i casi isolati e le abitudini

Sono sempre stati contro ai melensi appelli alla pacificazione nazionale fra fascisti ed antifascisti; adesso, anche se molti non la volevano, questa pacificazione c’è stata, peraltro senza che nessuno se ne accorgesse. Non so se sia utile o meno rimpiangere il passato. Ma sicuramente è utile in virtù del passato analizzare il presente.

Il quadro politico del Lazio ha una particolarità non di poco conto: dal 1994 è l’unica regione d’Italia in cui il centrodestra è egemonizzato non dai quadri ex DC ed ex PSI che caratterizzavano le strutture locali di Forza Italia, ma dall’allegra banda di camerati che ha iniziato il proprio percorso politico nelle file del Movimento Sociale Italiano per poi passare da Alleanza Nazionale fino al PDL. Continua a leggere