Bucio de culo

Ovvero Beppe Grillo sarà probabilmente un ottimo attore, ma è un pessimo umorista.

Avere le capacità, i mezzi e la credibilità per “far ridere” significa avere un potere non indifferente. Ancora di più quando il “far ridere” non deriva da un produttore di comicità/soggetto della comicità (il famoso matto di De Andrè e la luce del giorno che divide la piazza/fra un villaggio che ride e te,  lo scemo che passa), ma quando si è veicolo della comicità.

Essere veicolo di comicità significa decidere e definire quali sono le categorie del ridicolo e del grottesco che la società riconoscerà poi come tali; un ruolo,  carico di responsabilità nei confronti degli equilibri di forza all’interno della società stessa.

Un ruolo carico di responsabilità e che diventa estremamente reazionario quando viene usato senza consapevolezza o con consapevolezza, ma guardando al dito (la risata immediata) e non alla luna (l’umorismo come la capacità intelligente e sottile di rilevare e rappresentare l’aspetto comico della realtà).

L’importanza del ruolo del “comico” o meglio di colui che si assume il compito di far ridere, non me la invento certo io. Nella cultura occidentale una rappresentazione di questo ruolo si dice sia l’icona del Dio Giano che con le sue due espressioni, una piangente l’altra sorridente, riproduce gli elementi del komos, il corteo rituale da cui Aristotele fa risalire le origini della commedia.

Andando molto più avanti nel tempo Freud indica nelle manifestazioni verbali del comico il metodo meno traumatico ed aggressivo per l’interlocutore di esprimere i contenuti dell’inconscio solitamente repressi. L’umorismo è quindi una chiave per scardinare il Super Io senza possibilmente far male a nessuno.

Più interessante Ralfh Emerson: l’essenza del comico sta nella “falsità” dell’uomo che si arrende alla sua apparenza; come se un uomo si dimenticasse completamente di sé per trattare la sua ombra sul muro con segni di infinito rispetto. La comicità sta quindi nella percezione (specie se improvvisa e inaspettata) del “mezzo uomo”, dell’uomo incompleto che fino a un momento prima si credeva uomo e maturo, e rispettabile.  Non facciamo nulla che non sia risibile ogni volta che lasciamo il nostro sentimento spontaneo. Tutti i nostri piani, le nostre amministrazioni, le nostre case, i nostri poemi, se paragonati alla saggezza e all’amore che l’uomo rappresenta, sono egualmente imperfetti e ridicoli.

Dicevamo quindi del potere della comicità, ma intendevamo il potere di chi la comicità la veicola. Su questo la satira è il veicolo della comicità più importante perchè nella natura stessa del genere c’è il trattare di argomenti sociali e squisitamente attuali e politici.

La satira è difficile da definire:  dice qualcuno di cui non ricordo il nome che  non è che un punto di vista ed un po’ di memoria.  Qua è ovvio che il potere dell’autore satirico diventa immenso, specialmente in una società come la nostra in cui la diffusione di video televisivi, spezzoni audio ecc.. è velocissima e può raggiungere in pochi secondi livelli di alta viralità.

Il pericolo è che l’autore diventi un guru e per questo valgono per il genere delle regole auree: satira non significa far ridere sull’attuale significa far ridere rilevando le contraddizioni di chi è più potente, più ricco o più famoso. Senza renderli simpatici (Vedi Fiorello con LaRussa) ma dileggiando le contraddizioni del loro essere ai vertici della società. Altri obiettivi che non siano queste tre categorie caratterizzano tutta la produzione come pessima.

La satira punisce il consuetudinario per favorire il cambiamento, lo sfottò è il rifugio della maggioranza moralista nei confronti di una minoranza più debole. La differenza fra Aristofane e Martufello.

Nel 2006 molti autori “progressisti” si schierarono in difesa degli autori del Jyllands-Posten che avevano scatenato una tempesta nel mondo islamico per la pubblicazione di alcune vignette sul profeta Maometto. Mettendo da parte il sacrosanto diritto di pubblicare ognuno i disegni che vuole e senza alcuna simpatia per il fondamentalismo religioso in qualsiasi forma, molti si sono scordati di dire che quella non era satira: in un paese a stragrande maggioranza cristiano una vignetta che pone l’accento sul collegamento fra Islam e terrorismo non è satira, è razzismo.

Dicevamo 3 paragrafi fa che la satira si definisce per l’obiettivo che  colpisce (e per la sua natura rivoluzionaria perchè colpire “chi è più ricco, più potente, più famoso” di chi ascolta implica anche evidenziare come quelle posizioni non siano frutto di merito personale, ma condizionate dalle storture della società), io però introdurrei (e qua si arriva a Beppe Grillo che la stiamo tirando lunghissima) una ulteriore condizione: satira intelligente è quella che ti porta a pensare con la tua testa portandoti oltre la risalta a ripensare la tua personale scala di valori (e su questo c’è un vecchio, ma magistrale intervento di Luttazzi che ci spiega chiaramente il concetto)

Beppe Grillo nel suo periodo “blogger” e negli spettacoli collegati (periodo che ha preparato il campo all’esplosione attuale del Movimento 5 stelle) non ha fatto altro che dare dignità comica ad una serie impressionante di bufale metropolitane condendo la critica al sistema politico con le più banali teorie del complotto (signoraggio docet) e parafrasando male tutta una saggistica già di per sè concettualmente ballerina sulla “democrazia senza partiti”.

Grillo non è stato un comico, è stato un prestigiatore o meglio un incantatore di serpenti, ipnotizzando il pubblico con verità rivelate, che come tutte le teorie del complotto sono per natura difficilmente confutabili.

Bastano piccoli accorgimenti, un po’ di tecnica e fai credere ad un pubblico passivo che gli stai spiegando come funziona il mondo e che  chi dice il contrario è in combutta con chissà quale diabolica cricca: interpretazione libera di relazioni tra gruppi, sostituzione di informazioni carenti o equivoche con informazioni inventate, citazione di fonti senza valutare la loro validità, attribuzione di significato eccessivo a coincidenze e a somiglianze, presentazione sensazionale d’informazioni, che assomigli a una scoperta ed il piatto è servito per il pubblico, ieri pagante, oggi gratuito fruitore del comizio.

Tecniche semplici per stupire e far ridere. Ma scardinare il sistema prendendosi il lusso di far anche ragionare la gente con la propria testa è tutta un’altra cosa.

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4 thoughts on “Bucio de culo

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