Quel fango di Falcone

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Lo confesso: in qualche conversazione privata, al bar od anche al telefono, ho augurato la morte a qualcuno (il Papa, Berlusconi, Marchionne ecc..) ho offeso pesantamente la genealogia di qualcun’altro (la famiglia Agnelli in primis) ho pure espresso soddisfazione per innocui attentati terroristici di stampo anarchico.

Tutte esternazioni le mie che non mi rendono automaticamente un pericolo per la quiete pubblica e che andrebbero contestualizzate per momenti di estrema rabbia, per iperboli od altre figure di discorso, per sprazzi di macabra ironia.

Non so se ci sono contestualizzazioni che possano giustificare l’epiteto lanciato da Fabrizio Miccoli a Giovanni Falcone ed anche se non ci fossero giustificazioni la cosa non mi interessa.

Mi interessa invece, e mi preoccupa, di come intercettazioni telefoniche che non costituiscono prova di reato siano finite in pasto all’opinione pubblica con l’effetto di una lapidazione mediatica nei confronti di un calciatore che, non sarà sicuramente un mostro di intelligenza, ma che come tutti ha diritto alla riservatezza delle sue conversazioni private.

“Quel fango di Falcone” è una espressione poco intelligente, non c’è dubbio, ma Miccoli si merita come tutti di essere giudicato per quello che fa (e c’è una ipotesi di reato di estorsione su cui dovrà essere giudicato) non per quello che pensa o che dice per telefono ad un amico.

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Segnali

 

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Puoi cambiare tutto, vita, prospettive, abitudini, idee, gusti, aspetto, senza accorgerti di niente fino a quando non ti imbatti in quei segnali che ti fanno capire che qualcosa è cambiato.

Il segnale te lo fa scattare anche uno stimolo piccolissimo, quasi insignificante: il mio segnale è stato l’accorgermi dentro una edicola che erano due mesi che non compravo più l’albo mensile di Dylan Dog come ho fatto puntualmente tutti i mesi negli ultimi 9 anni. Continua a leggere