Segnali

 

fumetto_dylan_dog

 

 

Puoi cambiare tutto, vita, prospettive, abitudini, idee, gusti, aspetto, senza accorgerti di niente fino a quando non ti imbatti in quei segnali che ti fanno capire che qualcosa è cambiato.

Il segnale te lo fa scattare anche uno stimolo piccolissimo, quasi insignificante: il mio segnale è stato l’accorgermi dentro una edicola che erano due mesi che non compravo più l’albo mensile di Dylan Dog come ho fatto puntualmente tutti i mesi negli ultimi 9 anni.

Cosa c’entra un fumetto? C’entra perchè ti cambiano le priorità e quando te ne accorgi scopri che non è solo Dylan Dog ad essere stato lasciato indietro, ma ci sono tante altre cose che, con naturalezza e senza clamore sono uscite dalla tua vita.

Cosa è successo in questi ultimi mesi? Un po’ di tutto. In primo luogo ho cambiato vita, sicuramente non per l’ultima volta, nel turbine della precarietà (non solo professionale, magari lo fosse!) che caratterizza la mia sfortunata generazione.

Poi nel frattempo la mia città è crollata facendo, lei sì, un rumore assordante, e mentre stava crollando è pure impazzita e noi stiamo qui a cercare di capire cosa vogliamo farne del futuro di questo territorio.

Poi nel frattempo è crollata, anzi è marcita, quell’idea di sinistra che fino a poco tempo fa credevo e credevamo pronta per governare il cambiamento: abbiamo offerto la complessità della realtà, ci hanno risposto con una pernacchia preferendo la semplicità dei bassi istinti. Ed anche qua stiamo tutti a cercare di capire, reprimendo ogni giorno le parole  (sbagliate) che abbiamo in testa, cioè che la colpa mica è nostra, che è questo paese che proprio non ci vuole. E quindi ci sporchiamo le mani a far risorgere qualcosa dopo l’ennesimo bagno di sangue elettorale, io che speravo che la sinistra potesse avere la maturità per riformarsi anche senza il bagno di sangue, io che di bagni di sangue, sinceramente, mi ero anche rotto i coglioni.

Poi, e torniamo sul personale, ci sono queste pagine, lasciate un po’ a se stesse. Sia per pigrizia, sia perchè come dico sempre, siamo in tanti a scrivere ed in pochissimi a leggere e quindi ho letto tanto, troppo e troppo voracemente, ma sopratutto perchè, sinceramente, non avevo molto da dire.

Proviamo a ri-iniziare da oggi. Senza promettere niente.

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