Romanzi molto brevi

2009 Dicembre 9
di cosimof

Veramente fantastica la rivisitazione musical in 10 minuti dei Promessi Sposi fatta dagli Oblivion:

E Nicolò Zarotti nel suo blog ci propone anche l’epopea manzoniana nell’era di facebook.

Città 14

2009 Novembre 18
di cosimof

 

 

Lo abbiamo comprato senza saperne nulla, buttando 15 euro incuriosito dalla copertina minimale con l’elefante vestito da gangster. L’usuale “cura” del prodotto da parte di PianetaDeAgostini ovviamente non ci ha aiutati a comprenderne le origini: aperto il volume duecentottanta pagine fitte di disegni; senza alcuna introduzione, nessuna nota riguardo agli autori, neppure due righe in quarta di copertina. Allora cerco di rimediare io  visto anche che l’opera di Pierre Gabus e Romuald Reutiman merita.

Città 14 è un ritorno disegnato alla tradizione del feuilleton ottocentesco, di cui contiene tutti gli elementi fondamentali: pubblicato per la prima volta in albetti smilizi, con il formato manga ed il costo di un euro, è un vero romanzo – fiume strabordante di personaggi e storie che si intrecciano.

Un prodotto superpop: atmosfere pulp e noir in una ambientazione retrofantascientifica popolata di animali antropomorfi. Ci sta tutto, dal disneyano, alla tradizione fumettistica franco – belga, ma anche cenni di fumetto super-eroico e social fiction. Tanta carne al fuoco insomma, Mai troppa visto che il meccanismo della trama funziona perfettamente, beatificata dai disegni accurati ed ironici di Reutimann.

Cosa fare quando non piove più/3

2009 Novembre 12
di cosimof

Piove sulle tamerici, sulla favola bella che eri mi illuse, che oggi ti illude..

E siccome qua continua inesorabilmente a non piovere, torna la rubrica di sopravvivenza all’ aridità più amata da categorie sociali marginalizzate come inculatori di pecore, scaccolatori pubblici ed elettori di Sinistra Critica.

Capitolo 1.  SIMBOLI RELIGIOSI

Premettendo che se Gesù fosse stato masochista, adesso avremo crocifissi con l’erezione e facilmente riconvertibili in appendiabito, il dibattito sul crocifisso in aula è esaltante. Nei salotti televisivi politici, intellettuali, giornalisti che si battono il petto invocando ai valori del cristianesimo ed alla tradizione nazionale. Ci sembra strano che nessuno, anche un membro del pubblico, un cameraman, un fattorino, lo spazzino non si sia ancora alzato a dire che la “tradizione” non è in sè un lascito necessariamente positivo, ma che porta con se certezze, simbologie, percorsi che il tempo cambia o rimuove. E’ giusto che in luogo che deve essere il primo centro di aggregazione culturale (la scuola) od il luogo della tutela dei diritti del cittadino (i tribunali) si debba, per legge, esporre il simbolo di una parte della società (maggioritaria o minoritaria non ha importanza) e che un altra parte considera (legittimamente) estraneo od addirittura ostile?

Capitolo 2. FUMETTI

Leggersi (gustarsi forse è il verbo più appropiato) tutta l’opera di Hugo Pratt con Corto Maltese. Anche Corto, checchè se ne dica, è sfigato come te, inopportuno come te, fa pensieri astrusi come i tuoi, e proprio come te, caro mio, perde (guerre, scontri, dignità, amore, soldi) con una regolarità impressionante. Lui però lo fa con attorno uno sfondo di pirati e sottomarini tedeschi, o di massoni ed astronomi o di feniani e giubbe rosse che rendono la sua sfiga irrestibile. Quindi anche la tua sfiga può essere irresistibile. Basta vestirla bene.

Capitolo 3.  CULTURA

I nomi propri che finiscono con il suffiso “ele” e le varianti al femmnile hanno tutti una comune origine ebraico /aramaica. In entrambe le lingue infatti El è la forma contratta di Elohim, che rappresenta la denominazione della divinità. La parte iniziale quindi sta ad indicare l’attribuzione che si dà alla divinità stessa, mentre il suffiso indica il nome di Dio. Che comunque resta sempre un gran porco.

Capitolo 4. MUSICA

Si d’accordo, lo ammettiamo. A noi la musica alternativa di destra piace un casino.  Fare il militante di estrema destra nel 2009, certo, è conseguenza di un forte disagio sociale e psicologico, ma a questi fascistelli suonare gli riesce maledettamente bene. Gli Skoll od i Gesta Bellica sono forse fra i migliori gruppi rock italiani dell’ultimo periodo. E come negare che il “De Gregori nero” Massimo Morsello non sia ad un livello superiore rispetto al più famoso De Gregori “rosso”?

Capitolo 5. CINEMA

Abbiamo trovato Parnassus di una bruttezza cosmica. Durante la ripresa, pensando ai 7,10 euro investiti, ci siamo rallegrati persino della morte di Heath Ledger: sicuramente così non potrà girare un sequel.
Poi abbiamo visto S. Darko. Adesso premettiamo che anche il primo film non era proprio un capolovoro, quanto piuttosto una di quelle infatuazioni collettive che prendono a volte quando, vedendo conigli giganteschi e visioni oniriche, si pensa che dietro a quel cazzo di significante incomprensibile ci sia dietro chissà quale significato. Non si trova niente, ma si pensa che dietro a quel niente ci sia qualcosa, quindi si continua a cercare questo mistero, fino a quando le impellenza della vita non ci dicono che il tempo della masturbazione è giunto al termine. In S. Darko, appunto, la sorella di Donnie, Samantha, 7 anni dopo la scomparsa del fratello decide di partire per Los Angeles a fare la ballerina (cazzo che trama). Quando la macchina la lascia a piedi nel deserto la ragazza è vittima di continue visioni che annunciano la fine del mondo. Sostanzialmente niente da vedere. Circolare, circolare.

Capitolo 6. CONCLUSIONI

Devi rischiare la notte, il vino e la malinconia, la solitudine e le valigie di amore che vola via, e centomila catenelle che si spezzano in un secondo, non ti bastano per piangere le lacrime di tutto il mondo..

Nella mia carne tra le mie labbra, un uomo scivola, un altro si arrende..

2009 Ottobre 31
di cosimof

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“A me piacciono i trans – avrebbe dovuto dire – e ogni tanto, quando mi va, vado a letto con uno di loro”. Pagandolo? “Non sono contro la prostituzione – avrebbe dovuto dire – e penso che ciascuno sia libero di vendere il proprio corpo, se è maggiorenne e non vi è costretto”.

Ma andare a letto con un trans… “Non consento ad alcuno di giudicare i miei gusti sessuali – avrebbe dovuto dire – e tanto meno di criminalizzarli, perché vado a letto con individui maggiorenni e consenzienti. Fatti miei, è il mio privato”.
E allora perché venircelo a raccontare? “Perché non mi ritengo ricattabile – avrebbe dovuto dire – e oggi mi hanno chiesto del denaro in cambio del silenzio su quanto ho qui rivelato”. Piero Marrazzo non l’ha fatto: si è ritenuto ricattabile e ha pagato i suoi ricattatori.

Nessun dubbio sul perché si sia ritenuto ricattabile: quando ha infine ammesso d’essere andato a letto con un trans, ne ha parlato come il “frutto di una debolezza”. È un atto di pentimento pubblico col quale Piero Marrazzo fa sua la condanna morale di alcuni gusti sessuali rispetto ad altri. Poco importa se si tratti di un pentimento genuino o della formula più comune per strappare un’attenuante generica: Piero Marrazzo fa sua la morale sulla quale i ricattatori contavano. In ciò, prim’ancora di staccare il primo assegno, Piero Marrazzo era vittima di se stesso.
Poi ha denunciato i suoi ricattatori. Probabilmente si sarà reso conto che pagare non gli avrebbe comunque assicurato il silenzio. Probabilmente avrà sperato che la denuncia potesse dargli un qualche appiglio nel dichiararsi vittima di un infamante complotto. Non lo sapremo mai, e neanche ha molta importanza. Sappiamo solo che, finché ha potuto, ha negato ciò che avrebbe dovuto definire “frutto di una debolezza”.

C’è chi la pensa come noi, ma per opposte ragioni, come peraltro traspare dalla sua vena ironica: “Marrazzo avrebbe dovuto convocare una immediata conferenza stampa, subito dopo l’irruzione dei carabinieri truffaldi che lo hanno ripreso in mutande, e avrebbe dovuto dire a testa alta, altissima, che il suo desiderio erotico è diverso da quello tradizionale e che il suo stile di vita ha pregnanza esistenziale analoga a quella di un qualunque buon padre di famiglia, e che dunque nessuno può ricattarlo e lui, come uomo pubblico, deve poter restare in sella e testimoniare i sui valori di autodeterminazione, anche erotica o sessuale, senza problema alcuno […] Invece non lo ha fatto, pensava di non poterlo fare, e ha implorato i suoi boia di «non rovinarlo», di «non fargli del male», esattamente come si sarebbe comportato un qualunque uomo pubblico in ambito puritano, preso in mezzo in una storia di caduta nel peccato” (Il Foglio, 26.10.2009).

Perché non l’ha fatto? Noi abbiamo già risposto: Piero Marrazzo ha fatto sua la morale sulla quale i ricattatori contavano. Ciò conferisce un qualche pregio a questa morale? Mi pare di intravvederne solo uno, e non mi pare un pregio: quando non riescono a costringere alla virtù, i sensi di colpa dei quali essa si fa forte costringono all’ipocrisia. Di fatto, si tratta di una morale che equipara gli effetti pubblici della virtù a quelli dell’ipocrisia, e infatti contempla l’ipocrisia come un tributo che il vizio (ciò che essa dichiara vizio) paga alla virtù. Sul piano privato, il tributo che il vizio paga alla virtù è il senso di colpa, col pentimento tra una ricaduta e quella successiva.
La risposta di Giuliano Ferrara è diversa: “Lettore ipocrita, mio simile e fratello…”. È una chiamata a sottoscrivere il dogma del peccato originale. È un appello alla difesa di ciò che fonda la dottrina cristiana.

 A pag. 13 del suo monumentale Le péché et la peur  – è nell’introduzione, a mo’ d’avvertenza –  scrive: “Noi, uomini dell’ultimo scorcio del XX secolo, abbiamo ogni motivo di tenerci in una posizione di modestia, qualora ci venga la tentazione di mettere sotto accusa gli uomini di Chiesa d’una volta che inculcavano il senso di colpa. La nostra epoca parla sempre di soppressione del senso di colpa («decolpevolizzazione», si dice in linguaggio tecnico) senza accorgersi che la colpevolizzazione degli altri (ossia il processo di rendere gli altri colpevoli di qualcosa) mai nella storia è stata forte come oggi”; ma a pag. 1008 – chiudendo l’opera – scrive: “Ci si può infine chiedere se il rigetto di una pastorale troppo fosca e opprimente non abbia costituito una delle cause della «scristianizzazione» dell’Occidente”.

L’Occidente si sarà «scristianizzato», ma sul piano privato. Persiste, sul piano pubblico, l’equiparazione degli effetti della virtù a quelli dell’ipocrisia.

Lo dobbiamo al cristianesimo, alla sua ultramillenaria egemonia culturale e politica, e ne è vittima – Piero Marrazzo si offre come esperimento in vivo – anche quella “sinistra laica e colta ed evoluta” cui Giuliano Ferrara – a ragione – rinfaccia di non saper essere coerente coi suoi “valori di autodeterminazione”.
Il suo editoriale interroga la “sinistra laica e colta ed evoluta” sulla necessità della condanna morale di alcuni gusti sessuali rispetto ad altri, invece che sulla necessità che un uomo politico non sia ricattabile. E la sventurata – vedrete – risponderà.

 

* La frase del titolo del post è tratta da Princesa di Fabrizio De Andrè

Cosa fare quando non piove più? /2

2009 Ottobre 23
di cosimof

Dopo il primo capitolo torna la rubrica di più amata da depressi, sfigati, nevrotici, pornolesi e sociopatici.

 

Manuale in caso di non pioggia

Capitolo 1. CALCETTO

Ore 19 e 30. Maschi brutali escono dai loro comodi uffici, fabbriche, negozi, aule universitarie e si ritrovano sul campo di battaglia. Lotta, sudore, sangue: è il calcetto baby. Come i personaggi dell’Odissea ognuno ha la sua specialità: c’è chi segna. chi corre, chi vola, chi mette ordine e chi randella. Il tutto, è fondamentale, con un certo stile. Noi stiamo in panchina ed ordino schemi e sostituzioni. Perchè il calcio, come la vita, siamo più bravi a raccontarlo che a viverlo. Però del resto chi sarebbe stato Ulisse senza Omero?

Capitolo 2. AMORE (aneddoti)

A Canton durante la guerra civile un giovane operaio comunista ed un studentessa che gli faceva da staffetta vengono arrestati. Si erano visti durante gli incontri clandestini, ma senza dirsi niente. Li portano al muro per fucilarli ed un piccolo gruppo si raduna per assistere all’esecuzione. Il condannato grida: – Vorrei anche se devo morire dire alla compagna che ho accanto qualcosa che non oso confidarle. Non conosco altro che il suo nome di battaglia, ma sappia che l’amo e che desidero che diventi mia moglie- Poi si rivolge ai presenti: – Vi domando si sposarci in nome del popolo e del movimento di liberazione.-
-Sì- urla la gente. 

Capitolo 3. AMORE (l’essenziale è la respirazione)

Tuffato nella fonte di Narciso
m’innamoravo solo di riflessi.
Ogni tratto somatico del viso
scompariva all’arrivo degli amplessi
che consumavo inevitabilmente
proiettando l’immagine di me
dentro un corpo diverso ma presente
che non mi richiedeva alcun perché.
Ed era naturale quello sdarsi
cercando senza sosta il sottoporsi
ad un teatro privo di catarsi
che il cuore sceneggiava di rimorsi.
Ed ancora da fulmine colpito
correvo dietro un tipo benvestito

Capitolo 4. LETTERATURA

Avete mai pensato che i libri, opportunamente impilati, possono dar vita a brevi componimenti in versi? Poesie casuali, forzatamente simboliche ed immediate.Certo, è una caratteristica che appartiene alla poesia in generale; il fatto che non possa esserci un’astuzia delle emozioni, un testo che nasca con la precisa intenzione di piacere. Perlomeno non ai livelli di sfacciataggine della narrativa, dove esiste il romanzo pensato per i fan di Dan Brown e quello per le casalinghe disperate, quello che dà una gomitata complice ai ragazzi e quello che mette la spalla a disposizione dei critici perché ci diano un colpetto di approvazione. Ecco, il fatto che la poesia dorsale condivida questa virtù di purezza con la sorella nobile ci è molto piaciuto

Ecco la nostra dorsale

 

c'è del marcio

 

C’è del marcio al giardino delle peonie
il muschio e la rugiada
i fiori del male
Ecco la storia: presagio triste
estranei, il demone
fucile da caccia, metallo urlante.
Il corpo sa tutto: Sayonara ganster

 

 

Capitolo 5. POLITICA

Strane le elezioni universitarie a Siena. Gli indipendenti sono di destra, la destra dice di essere apolitica, gli autonomi stanno con il sindacato ed a noi che siamo di sinistra ci dicono che siamo di centro. Molti dubbi.

Capitolo 6. COSA VOLEVO DA TE

Volevo tenere per te, la luce di quando fa giorno, e volevo che fosse per te anche l’attesa che diventa ritorno..Volevo tenere per te, una sola di tante stagioni, ma volevo che fosse per te per te sola e tutti gli altri di fuori.