Il calcio è diseducativo

640px-Trainspotting_squadra_di_calcetto

Si dice che i calciatori debbano stare attenti ai loro comportamenti perché rappresentano un modello per i giovani che li guardano, ma in realtà si intende che quello calcistico è un pubblico bambino perché le passioni sono questioni di pancia e non di testa. Il calcio è un argomento viscerale per cui non vale la pena articolare una narrazione complessa, al tempo stesso è bene ricorrere a modelli positivi e negativi a cui i piccoli italiani (in senso magari solo metaforico) possano far riferimento.

“Il calcio è semplicità” è lo slogan del Manuale del calcio (Fandango), inedito fino ad oggi, di Agostino Di Bartolomei. Il figlio Luca dice di averlo tirato fuori dal cassetto per rendere partecipi bambini e ragazzi “delle sue esperienze di calciatore e allo stesso tempo di uomo che ha fatto delle regole, dell’etica sportiva, un personale comandamento: un proprio piccolo stile di vita”. Non per niente all’inizio del libro c’è un decalogo. A quale ragazzo, però, può essere utile il suggerimento di “mangiare con criterio scegliendo cibi ad alto valore nutritivo”? Oppure, al punto 9: “Tratta i tuoi piedi esattamente come un pianista di professione cura le sue mani”. Ci sono ragazzi che sanno (esattamente) come si cura le sue mani un pianista? Immaginando il suo pubblico come una lavagna pulita, Di Bartolomei arriva ad estremi di ovvietà inaspettata: “Il portiere è l’unico degli 11 che può giocare anche, e direi soprattutto, con le mani”; “Al centro di ciascuna linea di porta devono essere collocate le porte”.

Icona della serietà e di quei valori sportivi difficilmente rintracciabili nel taglio di capelli dei calciatori moderni, Di Bartolomei a Roma viene chiamato con immutato affetto e rammarico Diba, o Ago, il capitano silenzioso, come ha ricordato pochi giorni fa una puntata di Sfide. Emblema di un altruismo nostalgico, rispetto e lealtà “antiche”, da contrapporre qualora servisse a un pugno di De Rossi, una linguaccia di Balotelli o una sceneggiata di Cassano. D’accordo, ma non è riduttivo prendere solo quella parte di Di Bartolomei che avrebbe voluto insegnare in una scuola calcio in Cilento senza tenere conto di quella che in Cilento si è sparata al cuore?

Di Bartolomei è una delle figure umanamente più complesse del calcio italiano (a cui rendono omaggio il documentario 11 Metri e la biografia L’ultima partita, Fandango), intorno al quale ruotano interrogativi più o meno attuali: è possibile che si sia suicidato per il dolore di una finale persa dieci anni prima? Non è che lo hanno messo in disparte proprio per quella stessa serietà di cui adesso si parla tanto? Perché aveva un brutto carattere, non era un compagnone come Bruno Conti? Di Bartolomei è la vittima di un sistema fatto di relazioni basate su un comune conformismo o magari non aveva le capacità di Ancelotti? Come suona in bocca a lui la frase: “il calcio è allegria” (punto 3 del decalogo)?

Anche Cesare Prandelli, (Il calcio fa bene, Giunti), ci tiene a lasciare un decalogo semplificatore (in realtà sono undici punti) incorniciato da una linea tratteggiata che delle forbici invitano a ritagliare. È significativo che anche il C.T. Della nazionale al sesto punto ci ricordi che il calcio è semplicità (e al decimo che è “un gioco meraviglioso”). Oltre al famoso Codice Etico, Prandelli ha provato (sta provando) a rivoluzionare il calcio italiano attraverso il gioco. La sua ostinazione a costruire, a non adattarsi sull’avversario come abbiamo sempre fatto in passato, ha raggiunto un valore simbolico raffinatissimo quando ci è costata la finale dell’Europeo. Perché, allora, sente il bisogno di esprimere quello che gli riesce bene con gli schemi, in una retorica astrattamente consolatoria del tipo: “Ai nostri figli dobbiamo dare spazio, farli divertire, tenerli al riparo dalle pressioni. Evitare che lo sport per loro diventi qualcos’altro”? Che senso ha rifugiarsi nell’Arcadia “delle porte fatte con i sassi e le pile di maglioni” in un tempo in cui i bambini vengono iscritti a scuola calcio a cinque anni e i calciatori si bruciano casa coi petardi? Non è solo provando a riprodurne la complessità che il discorso calcistico può competere col calcio giocato?

Gli esempi a cui guardare non mancano: ne L’alieno Mourinho, Isbn, Sandro Modeo mescola Damasio, Houdini e Kubrick per spiegare la qualità che rende speciale l’allenatore portoghese. Ma anche nella cronaca di una partita degli anni ’70 di Brera (Il più bel gioco del mondo, Bur) ci sono più informazioni e idee di quante se ne trovino nelle cronache favolistiche contemporanee. Il pubblico del calcio è più stupido oggi di allora?

Se il calcio è semplicità parlare di calcio significa semplificare. Nella sua autobiografia (Giochiamo ancora, Mondadori) Del Piero si rivolge ai suoi tifosi come se fossero tanti bambini (“Il calcio è passione, è sogno”). In questo modo, però, è impossibile confessarsi davvero: “Perché un calciatore può essere anche molto solo. Alcuni possono persino cadere in depressione, è già successo con conseguenze drammatiche, ricordo quel povero portiere tedesco che si è ucciso qualche anno fa. La gente fatica a capire”. Non fa il nome del portiere tedesco, ma in un’altra parte del libro dice che: “Il dolore, compreso quello che nasce dalle sconfitte, ha sempre qualcosa di positivo. Perché ferisce, tocca la carne e l’anima, non si può restare indifferenti”. Anche in questo caso non è la qualità della scrittura il cuore del problema, ma il fatto che la biografia di Del Piero non sarebbe stata come quella di Agassi neanche se avesse avuto come lui un premio Pulitzer che gliela scrivesse. Intanto la biografia di Ibrahimović (Io, Ibra, Mondadori) in Svezia è stata candidata al premio letterario August. Non ha vinto, ma forse vale la pena riprendere quel passaggio in cui, irriducibile a qualsiasi stereotipo positivo, si chiede: “Che cosa ne è stato dei bravi ragazzi del Malmö sempre così diligenti? Si scrivono forse libri, su di loro?”. Sì Ibra, li scrivono in Italia.

pubblicato su minima&moralia ed uscito su Orwell

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...