Il sistema Siena

I miei 25 lettori in questi giorni mi hanno chiesto una opinione sulla bagarre attorno alla politica senese ed alla crisi Monte dei Paschi. Fino ad adesso ho rimandato per non poche e valide ragioni: 

1) Perchè sono pigro

2) Perché non ho le idee troppo chiare nemmeno io

3) Perché, a prescindere dalle reali priorità della vita, aspettare la promozione del Toro in A e gufare la Juventus in Coppa Italia, erano esercizi mentali già abbastanza stressanti da impedire di scrivere.

4) Perché, giustamente, il mondo se ne infischia allegramente della mia opinione e quindi non c’era fretta.

Stasera però siamo arrivati ad un punto nodale della narrazione della crisi senese: le dimissioni del sindaco Franco Ceccuzzi, eletto non meno di un anno fa, che ha lasciato la poltrona di Palazzo Pubblico per il venir meno della maggioranza uscita dalle elezioni nell’atto fondamentale di amministrazione ovvero il voto sul bilancio consuntivo. Anime della fronda interna 6 consiglieri del gruppo PD, di area ex Margherita, o meglio membri di un clan familiare, quello della famiglia Monaci (Alberto ex deputato DC attuale Presidente del Consiglio Regionale Toscano, ed il meno noto, ma non meno influente Alfredo) a cui non è piaciuta la svolta annunciata dall’ amministrazione comunale sulla gestione della Fondazione Monte dei Paschi e di conseguenza della Banca stessa.

Non ho la pretesa, e nemmeno la voglia, di fornire un quadro completo, ma per l’economia del racconto è necessario procedere per punti.

Punto primo: IL PD DI CECCUZZI

Ceccuzzi come D’Alema (senza ironie) è sempre stato il più intelligente di tutti. Un leader naturale, un politico di una volta, come quelli che uscivano dalle Frattocchie, tuttologo e legato al territorio. Come sindaco sicuramente un passo in avanti rispetto al deludente e rancoroso Maurizio Cenni.

Il punto dolente è che nel corso della sua ascesa nella politica cittadina, lui il più intelligente di tutti, forse per sembrare ancora più intelligente, si è circondato di collaboratori che palesemente difettavano, e di molto, di quella qualità. E’ opinione comune (anche, e sopratutto, all’interno del PD) che la classe dirigente del partito ceccuziano fosse inadeguata alla gestione di una realtà politica complessa come quella senese. Forse per questa debolezza tutta interna alla maggioranza del partito che alla prima “buriana” (termine senese che sta per evento atmosferico violento, ma anche per fatto confusionale, caos indotto) il partito si è spaccato in balia di una minoranza interna che, zitta zitta, era sovradimensionata nella rappresentanza istituzionale.

Qualche anno fa, ai tempi della mia triste, dolorosa ed inconcludente militanza nel PD scrissi un post (che ho perso nel frattempo) su come la minoranza ex margherita dei Fratelli Monaci influenzasse il percorso di costituzione del Partito nella città di Siena: ricordavo delle procedure di elezione “aperta” della dirigenza del circolo “studenti” della città, dove la minoranza aveva organizzato orde di votanti teleguidati da PR di discoteca che, con obolo di un euro fornito dalla committenza, votavano a man bassa per i candidati loro indicati. Fra i PR scrutai sorpreso la dirigenza del tempo della giovanile universitaria di Alleanza Nazionale: a parte gli ideali politici, il lavoro è sempre il lavoro.

Il lavoro era iniziato quindi molto molto tempo fa: con ogni mezzo garantirsi una posizione di rilievo nel partito, da quella posizione ottenere candidature ed eletti sovradimensionate rispetto alla reale rappresentatività della parte politica, dagli eletti tenere per le palle le amministrazioni a guida PD per ottenere, ora una proroga sul limite dei due mandati in regione, ora sulla nomina nell’ente controllato, fino a quando la corda non si è spezzata. Tutto questo però non è colpa delle forze del male o del destino cinico e baro: è colpa di una gestione allegra di un partito che permette che ciò avvenga.

E’ indicativo, per concludere, che solo ieri la direzione del PD si sia decisa di avviare le pratiche per l’espulsione dei consiglieri dissidenti.

Punto secondo. REPORT

Il servizio di Report del 13 Maggio sul Monte dei Paschi non poteva che dividere. Chi, sfoggiando un sempreverde campanilismo invitava il programma a farsi i cazzi suoi perchè “siena fa come gli pare” e chi invece aspettava le presunte verità uscite dal servizio della trasmissione di RAI 3 come le armate alleate nel 1945. Sul tema centrale del servizio poco da dire, mi convinse chi al tempo diceva che l’acquisizione di Antonveneta era l’affare del secolo, il partner ideale per MPS, mi convince adesso chi dice che è stata l’origine di tutti i mali. Questa seconda ipotesi pare adesso ovvia avvalorata dalle opinioni di esperti e rafforzata da prove concrete, anche se non mi pare di ricordare al tempo la voce di nessuno, giornalista od economista che oggi dice “ve l’avevo detto” dire effettivamente che l’affare Antonveneta avrebbe messo a gambe all’aria il colosso MPS. Forse l’avevano detto, ma a casa loro, davanti allo specchio. Quello che stupisce del servizio però non è dato dal servizio stesso quanto dalle reazioni dei soggetti colpiti, o meglio, dalle mancate reazioni: perchè l’ufficio stampa della banca non è intervenuto quando è stato chiamato in causa in merito alle pesanti accuse mosse dal reportage? Perché Sindaco di Siena ed il Presidente della Provincia si sono fatti trattare come dei Bertolaso qualsiasi, rifiutando di rispondere ed affidando le reazioni a note stampa frettolose ed infastidite, sostanzialmente delegando al giornalista Bisi le controdeduzioni del servizio.

Parlando del servizio una cosa un po’ infastidisce: il contorno chiaroscuro, esoterico, notturno e nevrotico dato alla città, l’aver infarcito un prezioso lavoro di narrazione della gestione fallimentare della banca con la parodia di una città che non esiste. Si potrebbe parlare della banalizzazione del Palio o peggio del vecchio e trito tema della massoneria, che sempre di più, viene tirato fuori quando non c’è più niente da dire. Nel servizio del programma di Milena Gabbanelli la massoneria ad un certo punto diventa elemento centrale come se anziché a Report, si stesse guardando Mistero con Daniele Bossari che parla del Sacro Graal in Abruzzo.

Ma forse a Siena ce lo meritiamo: quando le cose andavano bene ed in Italia si additava la città come esempio di buona gestione della cosa pubblica la “diversità” senese era portata a vanto come tratto caratterizzante di una realtà apprezzata e, diciamolo, anche un po’ invidiata. Adesso che le cose sono cambiare la “diversità” tanto decantata non può che diventare motivo di scherno. Anche attraverso l’occhio professionale ed obbiettivo di Report.

Punto terzo: IL SISTEMA DELLA FONDAZIONE

Domani mattina uscirò di casa per andare a lavoro. Nella strada che separa casa mia dall’autostrada troverò una RSA per anziani finanziata per il 70% dalla Fondazione Monte dei Paschi, un campo da calcetto che vede le mie prodezze del mercoledì sera costruito con i fondi della Fondazione Monte dei Paschi, un circolo ristrutturato con un progetto targato Fondazione Monte dei Paschi, una chiesa il cui portale in ottone si fregia di un bassorilievo (bruttino a dire il vero) finanziato dalla Fondazione Monte dei Paschi. Se avrò bisogno di una ambulanza, Pubblica Assistenza, Misericordia e Croce Rossa verranno a prendermi con mezzi pagati con i fondi della Fondazione Monte dei Paschi. E via elencando..

Si poteva fare di più? 

Si poteva investire meglio quel mare di denaro riversato a pioggia sul territorio?

E’ possibile non creare clientele e potentati in un sistema in cui istituzioni e banca sono così intimamente collegati?

Come si classifica una piccola erogazione, ad una associazione culturale o di promozione sociale? E’ una erogazione a pioggia od un investimento in crescita?

Permettere a grandi aziende senza futuro di andare avanti salvaguardando qualche centinaia di posti di lavoro è una operazione di corto respiro od una esigenza sociale?

C’è qualcuno, fra maggioranza, opposizione, liste civiche, destra, sinistra, curia, contrade, sindacati che sia veramente innocente?

Non so quanto il sistema Siena sia (o meglio sia stato) virtuoso, so che il sistema della ripartizione degli utili sul territorio ha creato negli anni servizi e ricchezza. Certo ha in qualche modo “drogato” il territorio, ha creato clienti e clientele insopportabili, ha legato a filo doppio potere economico e potere politico in una spirale che sta portando entrambi i poli alla rovina.

La certezza, ed è l’unica di questo verboso e noioso post notturno, è che siamo di fronte ad un cambiamento epocale che cambierà la storia di questo territorio. Non per una crisi di qualche anno, ma per decenni. A farne le spese saranno coloro che non avranno le stesse tutele dei loro padri, che vivranno in una ricchezza figlia del passato in un futuro avaro di prospettive.  Per colpa di un sistema che autocollassa o per colpa di dirigenze incapaci c’è ancora da capirlo.

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