Se una radio è libera ma libera veramente..

“Se una radio è libera veramente, mi piace perchè libera la mente..”

C’è un mondo giovanile, dinamico, libero, aperto, capace, che rischia di scomparire nel silenzio totale: il mondo delle Web Radio Amatoriali.
Per carità il silenzio forse è persino giustificato in un periodo di profondi e traumatici cambiamenti come quello che stiamo vivendo, con il mercato del lavoro torna indietro di 70 anni, strati sempre più ampi della popolazione che sono relegate ai margini dell’economia, vocazioni industriali o artigianali centenarie che scompaiono dai territori di riferimento, una società che muta di continuo le sue categorie di conflitto.

Tuttavia diventa importante parlare di questo fenomeno perchè alla crisi si accompagna anche una tendenza generalizzata a parlare dei diritti mancati dei giovani per ledere i diritti dei cinquantenni. Ovviamente tutti pensano al diritto di potersi far sfruttare fino a 70 anni cambiando lavoro una quindicina di volte, ma nessuno pensa anche al diritto di libera espressione del pensiero. Un diritto che se lo intendiamo in senso riduttivo (il diritto di poter dialogare con il panettiere e dire che Buster Keaton fa molto più ridere di Charlie Chaplin o di andare a predicare la fine del mondo in piedi su di una sedia ad Hyde Park) è pressocchè inutile, ma che se lo intendiamo in senso ampio, ovvero come la rimozione degli ostacoli che impediscono la libera espressione di una generazione è ancora tutto da conquistare.

Facendo il classico esempio fintamente imparziale, una realtà come uRadio, emittente web universitaria, nata autonomamente dall’iniziativa di un gruppo di studenti dopo affondamento della radio universitaria “ufficiale” in un contesto tremendamente asfittico per informazione ed approfondimento come quello della città di Siena, è un modello del tentativo di una generazione di riprendersi la possibilità di parlare liberamente di se stessi e del mondo. Come molte altre emittenti di questo tipo, l’auto-organizzazione, l’autofinanziamento ed il carattere quasi pionieristico dei progetti, fa in modo che queste realtà riescano a produrre materiale estremamente all’avanguardia, sia nel campo musicale, che in quello culturale che in quello del mero intrattenimento.

Sopratutto realtà come queste sono pernacchie in faccia a chi crede che “dare spazio ai giovani” significa scegliere dei personaggi singolari per dargli un siparietto ad Anno Zero dove possono parlare 2 minuti con nessuno che ascolta, o come ha fatto il ministro Meloni cianciare di partecipazione con un Forum Nazionale dei Giovani creato per far azzuffare sulla gestione della cassa associazioni rappresentative a malapena di se stesse.

Realtà come queste, sempre in bilico tra legalità ed illegalità per la copertura dei diritti di autore della musica, sono in subbuglio per la decisione della piattaforma SPREAKER (start up italiano recentemente emigrato negli USA, leader in italia nella fornitura di applicazioni e banda per la creazione e gestione di web radio amatoriali) di non coprire per gli utenti paganti le spese relative ai diritti SIAE. Diritti che hanno dei costi insostenibili per la maggior parte degli utenti o delle associazioni che utilizzano questo strumento.
Tralasciando il giustissimo risentimento delle emittenti verso la piattaforma, che da un giorno all’altro decide di lasciare senza copertura legale, centinaia di utenze, il discorso qua scivola inesorabilmente sull’anacronismo della gestione dei diritti d’autore, non solo in Italia, ma in tutto il mondo.

Il diritto d’autore è sacrosanto: meno sacrosanta è la gestione di questo diritto da parte di aziende parapubbliche come la SIAE che ben lungi da utilizzare i proventi per la protezione e la promozione dei diritti dei piccoli musicisti, è diventato nel tempo un distributore di soldi verso le grandi case editrici e verso quegli artisti che dominano, ormai senza alcun merito, il mercato discografico italiano.

Da vedersi su questo tema l’ottima inchiesta di Report sulla SIAE: per riassumerla in soldoni, l’ente di monopolio della gestione dei diritti d’autore non distribuisce, come logica vorrebbe, i proventi dei diritti, in base a chi veramente produce il materiale riprodotto, ma secondo criteri incomprensibili che favoriscono settori ultraprotetti e potentati all’interno dell’ente.

Effetti negativi dell’intervento dei monopoli: quando il mercato è drogato da un intervento del genere, che garantisce i pochi facendo pagare i molti, quel mercato non se ne fa di nulla delle piccole emittenti che, liberamente, diffondo la cultura musicale. Per questo regolarizzarsi con la SIAE per le piccole radio amatoriali diventa impossibile, con costi legali che vanno oltre il migliaio di euro l’anno calcolati per utenze che a stento superano le diecimila unità l’anno.

Piccole utenze prese singolarmente, ma che viste nell’insieme costituiscono un bacino estremamente attivo culturalmente, che la musica italiana non può permettersi di perdere.

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