Viva Zapatero

La socialdemocrazia è morta, la sinistra è morta e nemmeno io mi sento tanto bene.

La crisi nera della socialdemocrazia europea è uno dei tanti paradossi di questa fase economica.

Una crisi economica generata dalle politiche liberiste consolidatesi negli anni e che ha assunto le forme di una crisi sistematica del capitalismo, ma che, paradossalmente, non ha spinto l’opinione pubblica ad affidarsi ad una politica attenta allo stato sociale ed alla redistribuzione delle ricchezze, quanto piuttosto a quella destra (Rajoy in Spagna, ma anche i “montezemoliani” in Italia) che oramai più o meno apertamente dichiara di considerare il welfare state come un pesante ed intollerabile fardello.

Quella stessa destra che sia nella sua versione presentabile (spagnoli, britannici, tedeschi ecc..) che in quella impresentabile (Sarkozy fino ad Orban) si oppone ad un processo accelerato di integrazione europea che, tra le tante cose, avrebbe il non trascurabile effetto di un controllo della politica sulla Banca Centrale Europea.

La Banca Centrale Europea, ricordiamolo è un esempio unico al mondo di emittente monetario senza uno stato alle spalle; da una parte qualsiasi decisione della BCE che ha dirette conseguenze sulla politica economica dei paesi membri dell’area appare velata di illegittimità, dall’altra parte questa è proprio la forza intrinseca dell’euro, ovvero la sicurezza che dà a chi accetta Euro da Pechino a Buenos Aires che non c’è e non ci sarà nessun governo nazionale che possa alterarne il valore per interessi particolari.

A noi socialisti e socialdemocratici reietti rimane intanto la lezione dell’esperienza unita alla condanna (fatale in un sistema come quello italiano di continui “referendum impropri”) di avere un cervello e quindi di dover unire una pragmatica consapevolezza all’azione necessaria per politiche di profonda trasformazione atte a regolare lo sviluppo e ridare una dignità e centralità al settore dell’ economia pubblica attribuendo ad esso un ruolo di orientamento e di indirizzo anche degli stessi investimenti privati (che oramai dopo 200 anni di crisi strutturali anche i sassi hanno capito che non possono e non sanno autoregolarsi).

Che è il perfetto contrario della famosa letterina di Berlusconi e Tremonti all’Unione Europea che, si spera, non diventi il programma del nuovo Governo Monti.

Perchè saggi e morigerati professori come Monti o satiri infoiati travestiti da cummenda come Berlusconi poco importa: il neoliberismo ha fallito e perpetuarlo per risolvere una crisi che esso stesso ha generato è un errore imperdonabile.

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