Manganello e pensiero liberale

Che differenza c’è tra Sallusti oggi ed un reparto di SS in rotta
verso le Alpi nella primavera del 1945 ?

Per esempio ci sono equilibrismi retorici che ad un criminale nazista non verrebbero mai in mente.

Nell’editoriale incollato qua sotto, il tetro direttore de Il Giornale se la prende con quei democristiani che oggi sembrano voltare le spalle al padrone. Dimenticandosi tutto di un colpo che è proprio sui residui della cultura di potere ex DC che Berlusconi e compagnia hanno costruito il radicamento territoriale ed elettorale di cui si è nutrita Forza Italia prima ed il PDL oggi.

Avviso ai naviganti: quando il palazzo brucia ed il Re è in trappola i pavidi, le spie ed i profittatori fuggono a gambe levate. Rimangono soltanto i coscritti ed i pazzi. Molto meno lucidi, ma, in fasi come questa, anche estremamente pericolosi.

Sono passati quasi trent’anni da quando Luigi Pintor, fondatore del quotidiano il Manifesto , scrisse un celebre articolo intitolato: «Non moriremo democristiani ». Ne era sicuro, ma la storia ha avverato solo in parte quella sinistra (di provenienza) profezia.

Finita ingloriosamente la gloriosa stagione di comando, i democristiani superstiti alla scomparsa della Dc sono stati salvati dalle ciambelle di salvataggio lanciate da Berlusconi.

Alcuni lo hanno fatto convintamente, altri, la vecchia guardia, si sono comportati da camaleonti in un ambiente a loro in realtà estraneo: il berlusconismo. In molti casi la definizione più giusta è: opportunisti. Sono stati i primi a salire sulla barca di Silvio quando aveva il vento in poppa, sono i primi a scendere sdegnati in vista delle secche. Sono fatti così. Da Cirino Pomicino (esperto di tangenti) a Beppe Pisanu (esperto a coprire banche in fallimento, come l’Ambrosiano) a Vincenzo Scotti (esperto di pasticci coi fondi neri dei servizi segreti), ogni giorno porta un nuovo voltagabbana targato Dc. Chi va diritto con Fini (Pisanu), chi vuole allearsi alla sinistra (Casini), chi basta che non ci sia Berlusconi ( Formigoni), chi basta che salti fuori qualche cosa (Scajola).

Pisanu, Scotti e Cirino hanno 220 anni in tre, da una vita tramano dietro le quinte della politica e ancora non hanno smesso. Ma oggi servono, sono merce preziosa per chi vuole fare cadere il governo. Fini e Casini, quelli del rinnovamento politico ed etico, li accolgono a braccia aperte. Non hanno più voti elettorali ma hanno il loro voto in Parlamento. Saranno usati e poi, comunque vada, rigettati dietro le quinte. Perché non sono affidabili per nessuno. Si accontentano della foto sui giornali, degli applausi dei nuovi fan (fino a ieri nemici). Sono felici come bambini alle giostre. Sono in grado di fare danni, ma non ci faranno morire democristiani. Perché i democristiani veri erano, e sono, cosa diversa da loro.

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5 thoughts on “Manganello e pensiero liberale

  1. Tra sallusti (minuscola voluta) e le ss in rotta c’è una grossa differenza, come del resto tra sallusti e le ss al culmine del potere: che il primo si può tranquillamente spernacchiare, oggi come ieri, mentre spernacchiare le ss non era consigliabile, per tanti e immaginabili motivi. E’ la differenza tra il berlusconismo e i fascismi storici: il primo è di gran lunga peggiore, dal punto di vista dell’etica di chi lo subisce, perchè è la quintessenza dell’adesione (non per salvare la pelle ma) per opportunismo, conformismo, vigliaccheria, tornaconto, turpitudine, bassezza morale, ignoranza, arroganza, e qui mi fermo per non dar fondo al dizionario dei sinonimi. Il berlusconismo, con sallustiminzolinivari come gadget, si sarebbe potuto seppellire, volendo, con una pernacchia. I troppi che non lo hanno permesso vanno spernacchiati ora, senza pietà.

  2. il paragone era volutamente ed ovviamente esagerato ma non credo che si debba guardare con occhio divertito od intellettualmente schizzignoso l’esperienza dei media al servizio del berlusconismo. Fede, Sallusti, Belpietro nella loro degradante professionalità sono diventati quasi simpatici agli occhi di chi li ha visti come una macchietta del potere. In realtà anche loro sono picchiatori, picchiatori mediatici che non hanno avuto remore ad infiammare gli animi più bassi di una parte della società sempre e comunque contro i più deboli.

    Non mi riferisco ovviamente agli attacchi all’opposizione, al sindacato ecc.. (che hanno spalle larghe per difendersi dall’attacco dei media del biscione). Parlo per esempio di come i quotidiani del premier od i suoi telegiornali abbiano per anni attaccato a testa bassa studenti, pacifisti, intellettuali e via discorrendo che hanno osato muovere critiche al padrone loro. Tutte persone che ovviamente non hanno avuto podi giornalistici per muoversi in propria difesa. Pensa a come è stato trattato per esempio Enzo Baldoni da Libero (rapito dai sui amici in Iraq dicevano) o quegli studenti che civilmente hanno protestato per non avere il papa all’inaugurazione dell’anno accademico.

    Il berlusconismo è stato sì un periodo di macchiette e di pagliacci, ma anche un periodo in cui il potere ha fatto sentire chiaramente la sua spinta alla violenza. Forse fare una rivoluzione armata sarebbe stato esagerato, ma no, non credo che sarebbe potuto finire tutto con una pernacchia.

  3. Anche la mia “soluzione” era volutamente ed ovviamente un’esagerazione. Ma pensiamoci bene: le dittature storicamente conosciute – i fascismi, le considero tutte quante tali – si basano sull’oppressione e la repressione poliziesco-militare. Opporvisi è fatale per definizione. Fisicamente, intendo, perché si finisce incarcerati, torturati, ammazzati, quando va bene esiliati o confinati. Chi va contro questi sistemi lo fa sapendo che difficilmente ne uscirà vivo o sano. In confronto a ciò, opporsi al berlusconismo sarebbe (stato) un gioco, poiché sarebbe stato sufficiente che lo avessero fatto in primis le istituzioni, CONTESTANDOGLI ANZITUTTO LA SUA STESSA CANDIDATURA, ILLEGITTIMA DAL PUNTO DI VISTA COSTITUZIONALE. Berlusconi è, prima di ogni altra cosa, un presidente del consiglio ILLEGITTIMO. Sarebbe bastato contestargli questo e di lui e del suo regimetto formato banana avremmo parlato nelle barzellette. B. è ancora dov’è perché, al di là del potere mediatico di cui può avvalersi, ha prevalso la vigliaccheria: non di subire conseguenze fisiche, ma perdite di prebende, vantaggi, aspettative di partecipare in qualche modo alla “spartizione del bottino”. L’ignavia e l’inconsistenza della cosiddetta opposizione, dovute in qualche modo alle stesse aspettative spartitorie, hanno messo il carico da 90, e la prostituzione da parte di chi avrebbe dovuto denunciare il tutto, informando correttamente la gente, ha posto la pietra sulla tomba. La spinta alla violenza della “dittatura” di B. e dei suoi lacchè? Proviamo un po’ a raccontarla a qualche cileno che ha subito la violenza di Pinochet, o a qualche madre di ‘desaparecido’ argentino. Forse UNA pernacchia no, non sarebbe bastata. Ma due, da parte delle persone giuste, sì.

  4. sono d’accordo in generale con quello che dici..

    l’esperienza repressiva dei fascismi non è paragonabile al berlusconismo anche se entrambi si basano, come scrivevo prima, sulla violenza; violenza reale da una parte, violenza delle parole e dei media dall’altra.

    E’ logico che fra il primo tipo di violenza ed il secondo, il primo sia sicuramente quello immensamente più duro, ma non si può nemmeno negare secondo me che sempre di violenza si tratta. Perchè violenza non è soltanto costrizione e repressione, ma è anche la necessità dell’autocensura, la paura, l’emarginazione politica.

    Facendo un discorso più ampio si potrebbe parlare anche di una evoluzione dei regimi repressivi che dal nazi-fascismo porta a modelli come quello russo per esempio. Che hanno in comune con il fascismo non tanto le parate ed i cappelli con l’aquila quanto piuttosto la repressione attraverso sistemi sì diversi, ma entrambi efficaci, delle tendenze di riforma della società.

    Quella di Berlusconi non è stata una dittatura certo. Così come, estremizzando il tutto, non è dittatoriale nemmeno la Russia di Putin, per quanto presenti elementi di repressione estremamente più forti dell’Italia. Ma forse quello che bisogna cambiare è il concetto stesso di dittatura, che se lo limitiamo solamente al paragone con le esperienze storiche del passato, rischiamo di non saper definire più nemmeno il suo “contrario” ovvero il concetto di democrazia e di partecipazione democratica.

  5. Ovviamente i paragoni con i regimi autenticamente dittatoriali, passati e presenti, rischiano di lasciare il tempo che trovano: troppo diversi i tempi, le situazioni, i contesti. Ma la reazione, per chi tiene alla democrazia, deve sempre essere la stessa, fondamentalmente: ribellarsi. In armi rispetto ai fascismi in armi, con le idee rispetto ai fascismi che TOLGONO il concetto stesso di idea, prima di tutto ai propri elettori – il berlusconismo proprio questo ha fatto: si è nutrito della ripetizione vacua e , ora vediamo, inconcludente di slogan pubblicitari -, con la resistenza della coerenza e del rigore personale rispetto ai fascismi del conformismo e della omologazione – di nuovo, B. –
    Noi eleggiamo rappresentanti politici perchè si facciano portatori delle istanze di democrazia, dimodochè nessuno possa calpestarle; abbiamo istituzioni che dovrebbero farsi garanti della difesa dei cittadini da chi voglia calpestarne le prerogative. Qui non è stato fatto, mentre, ripeto, sarebbe stato sufficiente opporre al regime (perchè questo è, parlo ancora al presente) la Costituzione. Dall’inizio, intendo. Poi, a cose fatte, sarebbe bastato che, anche da ultimo, per esempio, l’ “opposizione” (ad un regime da banane un’opposizione da banane) si fosse presentata a ranghi serrati in parlamento, ogniqualvolta si fosse votato, e di B. e del suo serraglio avremmo perso le tracce da almeno un anno e mezzo, evitando di finire non sull’orlo del burrone, ma di rimanere, come siamo ora, aggrappati a un ramo sporgente, come nei film. sarebbe bastato che i Tg parlassero delle sue porcate, non limitandosi esclusivamente a quelle erotiche: dei processi a carico suo e dei suoi amici, di come semplicemente la stampa straniera lo giudicasse, di come tutti gli ordini professionali, le categorie produttive, le associazioni di ogni ordine e grado lo stessero mandando aff… (senza rispetto parlando) , delle contraddizioni fra cose promesse e cose mantenute, delle differenze fra i risultati ECONOMICI – e quindi tangibili, che riguardano la gente comune – del suo governo e quelli, p.es. di Prodi, che ha risanato i bilanci dello stato, di come usasse il suo potere per annientare gli avversari, della totale incapacità e pericolosità, di nuovo per la gente comune, della compagine di cui si è avvalso per “governare” della corruzione, del ricatto, della complicità con mafiosi e delinquenti, dell’origine, mai spiegata ma ormai chiara, della sua fortuna. Stop.
    E’ stato fatto? No. Sarebbe bastato? Forse no. Qualcuno, facendolo, avrebbe avuto ritorsioni, perso il posto, subito ostruzionismo e campagne giornalistico-televisive contra-personam? Certo. Avrebbe dovuto farlo lo stesso? Certo. In teoria sarebbe stato il suo dovere civico, oltre che il suo compito, quello per cui fosse lì’.
    Rimango della mia idea. Non perchè voglia avere ragione ad ogni costo; ma proprio perchè è vero che non bisogna, da una parte, fossilizzarsi in paragoni storici un po’ forzati, e adeguare ai tempi sia il concetto di regime che quelli di democrazia e partecipazione (mi sento un po’ Gaber). E dall’altra parte perchè resto convinto che il più grande inganno del berlusconismo, nei confronti anzitutto dei propri sostenitori, sia stato spacciarsi per liberaldemocrazia, aperta alla società e portatrice di benessere e modernità. NON SI E’ VOLUTO vedere che fosse una bufala, un miraggio, un’illusione. “Non demonizziamo il cavaliere”, chi lo diceva? “Il principale esponente dello schieramento nostro avversario”, lo ricordiamo? Bastava mettersi una goccia di collirio e il velo davanti agli occhi sarebbe sparito. E con esso, ne sono sicuro, ci saremmo risparmiati QUESTO, che abbiamo subito e che subiremo nelle conseguenze.

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