Bruto, Cassio e Gabriella Carlucci

In questo paese abbiamo una esperienza puramente estetica della democrazia: ricordiamo pochissimo, cristianamente coerenti perdoniamo tutto e ci scapigliamo nella venerazione di figure salvifiche. Che queste figure abbiano il calibro di Mario Monti o Napolitano oppure all’apposto di Berlusconi, Beppe Grillo o Gigi D’Alessio poco ci importa.

Se si guardano soltanto gli elementi principali della vicenda la lunga parabola discendente di Berlusconi è in linea  un tema tipico della cultura occidentale, quello della caduta del potente.

“Chi troppo in alto sta cade sovente precipitevolissimevolmente” Berlusconi non sta assolutamente cadendo in fretta, ma sicuramente sta cadendo.

Come non vedere in queste ultime “120 giornate di Arcore” (si perdoni la citazione) la parodia, per esempio, della corte di Re Artù orfana dei migliori cavalieri dispersi alla ricerca del Graal con il sovrano che inesorabilmente invecchia ed il suo avvizzire diventa anche l’avvizzire di tutto il regno.

Oppure la congiura delle Idi di Marzo con un pugno di congiurati che uccideono un Cesare ormai impresentabile al popolo ed agli dei. Quegli stessi congiurati che, un po’ come la classe poltica italiana sono ben certi dell’utilità della coltellata, ma che impauriti si disperderanno ben presto non sapendo bene in che veste e con che ruolo prendere il posto del defunto ucciso.

L’analogia è evidente anche se, come sempre in Italia, alla tragedia si unisce anche un inevitabile elemento di grottesco. Anche il modesto Gheddafi si è meritato una fine splendidamente tragica come un novello Dario inseguito da Alessandro, Cesare ed Artù sono finiti per mano di Mordred e di Bruto, che nonostante tutto erano persone rispettabili.

A dare il colpo di grazia a Berlusconi pare invece che sarà Gariella Carlucci, trasfuga verso l’UDC.

Dal lago di Avalon a Buona Domenica, dalle Ide di Marzo a Melaverde. Dalla tragedia alfieriana al Bagaglino. Alla comicità della storia non c’è mai fine.

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3 thoughts on “Bruto, Cassio e Gabriella Carlucci

  1. Appunto: ognuno ha la nemesi che si merita, e soprattutto che gli compete in base a quello che lui stesso è. Cesare ha avuto Bruto e Cassio, che non sono scappati come oche in preda al panico, ma hanno affrontato le conseguenze del loro gesto pagando di persona. Il paragone con Re Artù, poi, e fin troppo azzardato: passare dalla Tavola Rotonda al lettone di Putin è come saltare nell’iperspazio dell’assurdo; inoltre: i cavalieri chi sarebbero? E il Graal, cosa rappresenterebbe? (io lo so, ma per decenza non si può dire). Silvio e i suoi non appartengono né al mito né alla storia: appartengono all’immondizia, reale e ideale.

  2. Dopodichè morirono in battaglia, contro Antonio e Ottaviano, per difendere se stessi e il loro ideale. Aspetto notizie dalla Carlucci.

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