Il corpo del tiranno

 

 

Mitica la battuta della Dose 12  del “Metadone” di Spinoza

Prima di morire Gheddafi è stato sodomizzato. Già si comincia con la dietrologia.

Ben lungi da me l’intenzione di fare moralismo spicciolo contro chi ride della morte, convinto come sono che, chi ride di un morto forse non eccede in empatia, ma chi invece uccide senza ridere fa molto peggio.

Questa battuta ci serve però per inquadrare meglio, anche attraverso l’immagine di una delle umiliazioni fisiche simbolocamente più forti, la barbarie compiuta pochi giorni fa sul corpo dell’ex Rais libico.

Brutto lavoro quello di stare dalla parte degli oppressi e di combattere gli oppressori. Sopratutto perchè la lotta tende a volte a confondere i ruoli ed a fare distinzioni capziose fra l’oppressione collettiva e l’oppressione individuale.

Gheddafi è stato un macellaio dei più feroci ed ha la responsabilità di aver governato un paese ricco come la Libia con pratiche da signorotto medievale. Tuttavia in quel canale di scolo a Sirte Gheddafi non era l’uomo che ha tiranneggiato la Libia per 42 anni e che aveva accumulato una delle più grandi ricchezze mai viste. In quel canale di scolo Gheddafi era un oppresso vecchio, ferito, spaventato contro uomini giovani sani e spavaldi.

L’oppressore era diventato oppresso, la violenza e la costrizione impersonificate chiedevano clemenza e libertà.

Se uccidi un assassino sei a tua volta un assassino, così come resta ladro colui che svaligia la casa del ladro.

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