Omofobia: legge o non legge?

Qua uno scorcio del dibattito di ieri a Torre del Lago sulla mancata approvazione della legge sull’omofobia fra il sottosegretario con delega alla famiglia Giovanardi (sì, Giovanardi è sottosegretario) ed il presidente di Arci Gay Patanè.
Il video serve solo per introdurre una piccola riflessione sulla Legge Mancino (legge del 1993 concernente  la discriminazione razziale) citata da Patanè nel suo intervento.
Lo dico perchè capisco ( e sotto sotto anche condivido) le idee di chi ha bocciato la proposta di legge sull’omofobia sulla base di una sua interpretazione del concetto di libertà civili e di diritto di parola su base libertaria ed anti-autoritaria, a differenza di una certa cultura, anche di sinistra, che fa suo il paradosso di Locke in cui tutti devono godere di libertà di espressione meno coloro che esprimono la volontà di negarla.  Ovviamente però Giovanardi non è Locke e ragiona su schemi estremamente più semplici.
Il punto, a mio avviso, che rappresenta il fallimento della legge Mancino e di un certo antifascismo istituzionale e che rischia di ripetersi nel caso dell’approvazione di una legge sull’omofobia, è che la difesa della democrazia dai fascismi (cattolicesimo intransigente, neofascismo, nazionalismo, xenofobia, omofobia e via dicendo) deve essere l’azione spontanea di una comunità non l’azione di un sistema coercitivo. Se un fascistone qualsiasi distribuisce volantini sull’estetica delle camere a gas a fermarlo devono essere i cittadini, i militanti per i diritti civili; se invece di essere colpito dalle sane legnate dello spontaneismo libertario a colpirlo sono le legnate meno sane del sistema attraverso la polizia, qualsiasi porco rasato può ergersi a paladino dell’antisistema e della libertà. Questo quando i fascismi elencati sopra sono proprio l’esaltazione del sistema stesso che gode della deviazione della violenza dal giusto (e naturale) piano del “conflitto di classe” (in una eccezione moderna del termine di “classe” che non comprende sicuramente le menate operaistiche di PRC o similari) al piano del conflitto di identità, creatura artificiosa ed antiumana.
Sull’argomento da leggersi la riflessione di Wu Ming 1
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