L’Asino

 

Giosuè, poeta moderno e grande – non ramingo, affamato, ospite di caprai, come l’antico Omero; ma (ohimè!) commendatore lucido e rotondetto nelle corti e tra i ben nutriti -maravigliato dal mio guardare attonito chiesemi con dolcissimo suono di rime:

Oltre la siepe, o antico paziente,
de l’odoroso biancospino fiorito,
che guardi tra i sambuchi a l’oriente
con l’accesa pupilla inumidita?”
Io non guardo all’oriente, o poeta, ma guardo al mondo che è del tutto…disorientato.
Guardo a questa matta popolazione di asini divisa in due categorie:
Gli asini da soma; e gli asini d’oro,
I primi vanno ai campi; i secondi stanno alla greppia.
I primi portano la farina; i secondi…la mangiano!
Guardo al fenomeno curioso, e ne penso la causa: perché tutto ciò?
Perché i primi hanno il basto; e i secondi…il bastone.
Oh vivaddio…basta!Io, nato fra gli asini da soma, non
Penso l’ardente Arabia e i padiglioni di Giob,
ma penso, per Giobbe! che è ora di finirla, e col primo
 vagito mando un raglio di ribellione:
compagni di fatica! sprangate a calci a destra, a
sinistra…e al centro!
Buttate il basto! e frantumate il bastone!
Per tutti la fatica! per tutti la farina!
incipit del primo numero de L'Asino, giornale satirico socialista ed
anticlericale di inzio novecento.
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