Il mio pisello è leggermente più grosso del tuo

E noi che ci lamentavamo del settarismo di Diliberto. Non avevamo ancora scovato in rete i commenti post-16 Ottobre delle frange più kommunist della manifestazione indetta della FIOM. E fra tutti i fogli intrisi di cazzate che campeggiano nelle analisi della sinistra ultraradicale, si innalza fiera in testa della classifica dell’idiozia politica il commento di Marco Ferrando, leader del Partito Comunista dei Lavotori .

“La manifestazione del 16 ottobre ha sicuramente rappresentato un successo della Fiom e un fatto politico rilevante: per il numero imponente dei partecipanti; per la ricomposizione attorno al cuore della classe operaia industriale e del suo principale sindacato di un ampio arco di rappresentanze sociali di opposizione; per l’indubbio impatto della manifestazione sullo scontro politico e sindacale e sul dibattito pubblico.

Dentro la riuscita generale della manifestazione, il Partito Comunista dei Lavoratori ha riportato, nei limiti delle sue forze, un indubbio successo politico. La principale presenza politica organizzata nel corteo è stata sicuramente quella del PRC-FdS, di gran lunga superiore ad ogni altra forza. Ma subito dopo il PRC-FdS, è stato il PCL a registrare la presenza più significativa: nettamente superiore a quella di ogni altra organizzazione di estrema sinistra (in particolare Sinistra Critica, per non parlare di Sinistra Popolare o..del Pdac); ed anche superiore alla presenza dell’Idv. Il PCL, nonostante le sue debolezze organizzative, senza le quasi la nostra presenza avrebbe potuto essere ancora più significativa, si conferma come la realtà politica più significativa a sinistra del Prc-FdS sul piano nazionale.

Ma il nostro successo del 16 Ottobre non ha riguardato principalmente la consistenza numerica della nostra presenza, quanto il suo profilo combattivo e la sua riconoscibilità pubblica. Il nostro spezzone di corteo, dietro un grande striscione di partito, è stato sicuramente il più caratterizzato politicamente, sia dal punto di vista dell’immagine, sia per la continuità e la radicalità delle parole d’ordine. Alcuni nostri slogan (“Cisl e Uil servi dei padroni, non bastano le uova, ci vogliono i bulloni”) hanno riscosso un significativo successo di pubblico, anche ai lati del corteo. Peraltro, la grande consistenza di massa della manifestazione ha fatto sì che il nostro spezzone, pur collocato nella parte di coda riservata ai partiti, procedesse dall’inizio alla fine tra due ali di folla, con una buona possibilità di comunicazione.

Un passaggio significativo è avvenuto alla conclusione della manifestazione. Non appena è stata data la parola a Guglielmo Epifani, abbiamo lanciato la parola d’ordine dello“sciopero generale” in sinergia con altri settori della piazza e in sintonia col cuore profondo della manifestazione: ciò che ha provocato una visibile titubanza iniziale del Segretario Cgil. Appena la “contestazione” è scemata, come avevamo preventivamente stabilito in Direzione, ci siamo allontanati dalla piazza in forma organizzata, dietro lo striscione di partito, dando vita di fatto ad una manifestazione combattiva del PCL per le vie di Roma sino alla fermata del metrò Colosseo: un corteo che ha trascinato dietro di sé compagni esterni al partito e attratti dalla nostra combattività; e settori di manifestanti che già stavano abbandonando la piazza. Un passaggio per molti aspetti entusiasmante, che ha rappresentato un momento di propagande di massa del nostro partito e della sua linea politica: l’internità alla mobilitazione di massa e al tempo stesso il rifiuto di ogni subordinazione ossequiosa alla burocrazia sindacale.

Infine, su un altro piano, va rimarcata l’informativa della nostra presenza al corteo comunicata ripetutamente dal palco da parte degli organizzatori della Fiom, la buona riconoscibilità pubblica del nostro portavoce nazionale, nel gruppo di testa della manifestazione, da parte degli operai, un discreto ritorno (seppur momentaneo) della presenza del PCL sui media televisivi (intervista sul Tg1 delle 13,30, citazione sul Tg3 della sera e su Sky, intervista lunga in diretta su Rai News, interviste su Tv e Radio minori). Ciò che in ogni caso ha rotto un prolungato silenzio tombale.

L’orgoglio di partito deve ora combinarsi col rilancio della nostra linea politica, dentro lo scenario successivo alla manifestazione. La burocrazia Cgil,in contrasto con la manifestazione, cercherà di proseguire lungo la linea di ripresa della concertazione con Confindustria. Una linea non facile, e dall’esito non scontato: e tuttavia una linea irreversibile, sospinta dall’esigenza d’apparato di ritornare nel gioco delle “relazioni industriali”, e dalle pressioni politiche del PD interessato a recuperare Confindustria. La successione di Camusso ad Epifani al vertice della Cgil sarà investita nella promozione del nuovo corso. Il nostro partito, tanto più dopo la manifestazione, deve combattere frontalmente questo indirizzo, avanzando una proposta opposta: la continuità della mobilitazione di massa contro governo e padronato; l’esigenza di una sua radicalizzazione in direzione della vertenza generale e dello sciopero generale prolungato; la necessità di un coordinamento nazionale permanente tra tutte le forze promotrici e aderenti al 16 Ottobre, per definire la continuità della lotta e confrontarsi sulla sua prospettiva, sociale e politica.

Anche il Prc, formalmente, propone e proporrà la continuità della lotta e il raccordo tra le forze del 16 ottobre (“comitati del 16 Ottobre”). Ma lo fa senza una proposta reale di svolta radicale (limitandosi a sostenere un puro sciopero generale dimostrativo, di carattere tradizionale); e soprattutto lo fa in funzione della sua prospettiva politica di “alleanza democratica” col PD (“proponiamo di definire una piattaforma delle sinistre su cui confrontarsi col PD”…). Noi poniamo invece l’esigenza dell’unità di classe in autonomia e rottura col PD, condizione decisiva per una svolta radicale della lotta. Naturalmente non si tratta di porre questa rivendicazione come pregiudiziale ultimativa per l’unità d’azione. Si tratta di portare in ogni ambito unitario (comitati, coordinamenti, assemblee), cui è nostro dovere partecipare, il nostro programma di indipendenza di classe per un polo autonomo anticapitalista: in aperta contrapposizione ad ogni forma e prospettiva di collaborazione di classe e sulla base del nostro programma rivoluzionario.

In conclusione: il successo che abbiamo registrato il 16 Ottobre, sulla linea “unità e radicalità”, va ora investito in un salto di iniziativa politica del partito e della sua caratterizzazione pubblica.”

Insomma erano parecchi di più di Sinistra Critica e del Partito di Azione Comunista, più addirittura dell’Italia dei Valori. Proponevano di sfasciare le sedi di Cisl e Uil con bulloni e la gente rideva compiaciuta. Sono stati citati dal Tg2. Addirittura hanno fatto partire un coro. Capite? Hanno fatto partire un coro. Indubbiamente è da qua che deve partire una nuova sinistra in Italia.

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2 thoughts on “Il mio pisello è leggermente più grosso del tuo

  1. Il tuo sarcasmo mi pare piuttosto fuori luogo. Mi sembra che voi piddini, con un “pisello” più grande, tutto ciò che siete riusciti a farne sia stato prenderlo in qulo da B. Prima la Bicamerale, poi il governo Monti e adesso la legge elettorale. Almeno il mio, di qulo, cerco per quanto è possibile, di proteggerlo e non di esporlo al miglior offerente. Ma mi rendo conto che è questione di gusti. Abbi cura di te.

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