Pronto? Parlo con il Professor Cesare Lomboroso?

Pronto. Pronto, chiamo dal ventunesimo secolo. Parlo con il chiarissimo professor Cesare Lombroso?

“In persona signore. Lei chi sarebbe?”Quello che le ha inviato l’incartamento. Lo ha ricevuto?

“Incartamento? Sia più preciso. Ricevo posta da ammiratori di tutto il mondo.”

Professore. L’incartamento con le fotografie.

“Fotografie?”

Ma sì. Immagini. Ritratti. L’incartamento dal futuro. Con quelle facce di…

“Dal futuro, ma certo! Futuro, ventunesimo secolo. Mi scusi, ero distratto, non ho dormito molto.”

Mi dispiace. Pensieri?

“Macché pensieri. Ho fatto un’ottima spesa.”

Di notte?

“Naturalmente. Al cimitero. Spogliai un sepolcreto con la complicità niente meno che di un procuratore del Re; e fu una buona fortuna per ambedue se i valligiani presero per un carico di zucche quei vecchi crani che ci gravavano le spalle dentro sacchi sdruciti.”

Sì. Bene. Professore, non voglio sapere.

“Me ne dolgo per lei: questa è scienza. Ma veniamo al suo incartamento. L’ho ricevuto già alcuni giorni or sono.”

Accidenti. Queste poste iper-spaziotemporali funzionano alla grande.
Da far impallidire la portentosa prioritaria.

“Lei parla una lingua incomprensibile. La catalogherò senz’altro come visionario.”

Detto da lei… arrossisco.

“Il suo fascicolo l’ho dunque consultato. Ma non sono certo di aver inteso i suoi desiderata.”

Professore, io… noi, qui nel ventunesimo secolo… abbiamo bisogno di aiuto.

“Di che si tratta?”

Disorientamento. La nostra classe dirigente… quelli che comandano… Insomma, a ogni elezione ci ritroviamo messi peggio.

“Elezioni? Sono assolutamente contrario all’estensione indiscriminata del suffragio.”

Lo so. Ma non è questo il punto, ormai. Il problema è che come ti giri trovi uno scandalo (anche due), un puttaniere (anche due), un ladro (anche due), un incompetente…

“…anche due. Ho capito. E io come posso esserle utile?”

Non sappiamo più a che santo votarci. Ci aiuti a distinguerli.

“Non incominci a parlar di santi. Lo sa che non ho gran confidenza con l’eunuca coltura del prete.”

Guardi quei ritratti. Le facce. E mi dica di loro.

“Mica facile, signore. Io da un volto posso riconoscere per certo un delinquente…”

Be’, sarebbe già qualcosa.

“I delinquenti presentano caratteri chiarissimi: l’abbondanza del pelo, l’eurignatismo, il gergo, i tatuaggi, l’amore dell’orgia, l’alcoolismo, la venere precoce, l’instabilità degli affetti…”

Amore dell’orgia? Instabilità degli affetti? Ahia.

“Eh. Quelli sono da mettere subito in condizioni di non nuocere. Il problema giuridico è in primis un problema d’igiene e profilassi.”

Suvvia professore, mi aiuti: mi dica cosa vede in quelle foto.

“E sia. Lo faccio solo in omaggio al suo essere uomo del futuro. Perché sono un convinto progressista, che diamine: ospito spesso a cena Anna Kuliscioff, nonostante sia una donna.”

Accidenti, quanto è progressista. Da non credere.

“In quale ordine procedo?”

A caso andrà benissimo.

“‘A caso’ non è scienza. Mi farò violenza. Cominciamo da questo… Oibò.”

Che accade, professore?

“Ha un viso di bragia. Ride con denti separati, e ha baffi tesi e una barbetta sottile… Se credessi al demonio, direi senza fallo che è lui in persona. Non essendo ciò possibile, resta pur sempre un individuo pittoresco.”

Andiamo oltre.

“E questo? Si vede solo metà volto.”

Ah, sì. Non arrivava all’obbiettivo. Come le sembra la metà che vede?

“Uhm. Ciuffo ribelle, occhi a fessura, labbro superiore sottile… Petulante.”

A dir poco, professore. Appresso?

“Dunque. Qui vedo un tizio con i baffetti.”

Ah, è arrivato in zona opposizione. Come le sembra?

“Non riesco a scorgerlo bene. È in ombra.”

Lui sempre. Per definizione. Il prossimo?

“Un signore quasi del tutto calvo, con sorriso gioviale e disorientato. Ha l’aria di non saper bene che vuole.”

Ancora opposizione. Poi?

“Un altro calvo: completamente calvo, con sguardo mansueto come da bove. È forse il servo della commedia dell’arte?”

Ma no, per carità. È addirittura poeta. Andiamo oltre.

“Oddio. E questo chi è?”

Descriva.

“Ha una cravatta verde, e sopracciglia folte, e sguardo ebbro, e una strana inquietante boccuccia, ed è ritratto nell’atto di aprirsi la camicia e mostrare una canottiera con un curioso disegno…”

Lasciamo perdere. Allora, che mi dice?

“Ecco… io…”

Professor Lombroso. Parli. Che cosa le fanno venire in mente queste foto?

“Signore del futuro, è da non credere. Io sono sconvolto.”

Ma perché? Che succede?

“Nulla. Non mi fanno venire in mente nulla. Non so che dire.”

Eppure deve darmi una risposta.

“Nulla assoluto. Sono basito. Ho studiato nani, giganti, telepati, individui coperti di pelo, ma questi… questi… Io pensavo che i miei stromenti fisiognomici potessero tutto, e ora… devo gettarli alle ortiche…”

No, professore, no! Per carità. Non voglio cambiare la Storia.

“Quello che è giusto è giusto. Ho fallito: mi darò all’occultismo.”

La prego. Guardi almeno l’ultima foto, quella nella busta separata. Guardi quel volto, e mi dica qualcosa almeno di lui.

“Ci provo. Mi conceda qualche istante.”

Allora. Cosa vede?

“…”

Professore…?

“Un altro calvo.”

Sì. Più o meno.

“Nelle mie ricerche ho scoperto che la calvizie è segno inequivocabile o di genio o di follia. Lei a quale delle due classi ascriverebbe il soggetto?”

Mi avvalgo della facoltà di non rispondere.

“Eppure, aspetti. Questo è uno strano tipo di calvizie.”

Cioè?

“Pare quasi… che il soggetto voglia occultarla…”

E questo per cosa la fa propendere? Genio o folle?

“Baro.”

Professore, si consoli. La fisiognomica funziona. Ora devo andare. Mi saluti la signora Kuliscioff.

“Rappresenterò. Nonostante sia una donna.”

Naturalmente.
(clic.).

da qua
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One thought on “Pronto? Parlo con il Professor Cesare Lomboroso?

  1. Fantastico il finale….genio o follia?….BARO!…hahuiahiauhiauh,,,geniale l’idea dell’intervista al prof. della Fisiognomica

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