The dreamers a modo nostro



Settembre 2005, grande contestazione per la Riforma Moratti, studenti in piazza, università e scuole occupate, gli amici, la politica, la lotta del partito ecc..

Siccome va bene la rivoluzione, ma l’uomo è sempre uomo approfitto di mamma via per un congresso, per invitare a cena una delle mille ragazze che mi piacevano (cavolo, grazie cosimo, vengo molto volentieri, porto qualcosa? ma figurati va bene tutto. a dopo).

Troppa fiducia riponevo nella magnaminità di mia madre nel lasciarmi il frigo pieno: alle 20:30 negozi chiusi trovo in frigorifero un pomodoro, due mozzarelle andare a male, cicoria, carote ed un barattolino verde che a primo acchitto pare pesto alla genovese in dubbio stato di conservazione.

Come un marine che a mitra scarico si mette a sparare con la beretta, cucino spaghetti scotti con il pesto, prevedendo le conseguenze pestilenziali per l’alito. Scovo nascosto in ghiaccera un sacchetto di patatine fritte e decido di giocarmi la carta American Style.

Lei arriva con il quarto d’ora di ritardo accademico, profumo di balsamo dai capelli appena tagliati, mascara spesso e tette sull’attenti che fanno pensare a quei piccoli pandorini omaggio che ti regala a Natale il benzinaio. Entra in casa e sembra che parta una colonna sonora di Bryan Adams: limonatine di antipasto, si offre addirittura di occuparsi della friggitura delle patate e per non doversi preoccupare dagli schizzi di olio si mette una mia camicia alzando la mia dose di libido fino al limite di guardia.

Dopo la cena, con il mio alito impastato di aglio, propongo la visione di un dvd, ma la mia copia di Manhattan di Woody Allen, sapientemente scelto per coltivare il mio ruolo di intellettuale di sinistra, non parte: ripieghiamo su una cotta e stracotta rassegna della seconda serie di Friends.

I baci sanno sempre più di aglio, in un disperato tentativo tiro fuori una bottiglia di spumante e lo verso nei nostri bicchieri servizio Nutella: un po’ di spumante va sul divano e già mi immagino la mezzora di cazziata di mia madre, ma oramai i giochi sono fatti. Al romantico intellettuale sostituisco l’amante focoso, e mentre nel DVD Chendler e Joy parlano di film porno, cerco di sdraiarla nel divano, slacciandogli la camicia: in fin dei conti è mia la camicia e la rivoglio.

Guarda credo che stai correndo un po’ troppo, no dai non così

Mi scuso come un prete beccato in un lap dancer. Per lei record di velocità: in memmeno 5 minuti finisce lo spumante, si rimette il maglioncino, trova una scusa, saluta e se ne va. A quel punto le ipotesi per il proseguo della serata sono: scaricare un film porno da Emule ed andare a letto appagato, finire di vedere tutta la serie di Friends, ubriacarmi bevendo in un sol gotto tutto il Cinzano rimasto.

In quel momento drammatico mi ricordo della rivoluzione in corso, prendo l’auto e vado verso il rettorato occupato, dove in una assemblea notturna vengo messo in minoranza ed accusato di migliorismo e di connivenza con la massoneria locale. Poi ci provo con una tipa grassotella con i capelli biondi, lei non ci sta; due anni dopo la trovo con la sua fidanzata ad un apertivo organizzato da un movimento gay.

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2 thoughts on “The dreamers a modo nostro

  1. Complimenti per come scrivi… sei proprio accattivante! 🙂

    Ho seguito la storia attendendo un lieto fine, ma purtroppo non è andata così 😦
    Nella mia visione (idealmente) romantica della vita amorosa, avrei voluto vedervi (questo verbo sottintende una componente voyeuristica, è vero, ma in fondo penso che leggere sia un po’ farsi i fatti -cazzi?- degli altri) coronare il vostro sogno d’amore (carnale)…
    Chissà, magari inaspettatamente ci sarà un secondo capitolo della storia…

    🙂

    Un bacione,
    Paola

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