Titolo variabile

quando leggi una recensione fatta bene, compri un libro e la recensione, cazzo, ha pure ragione..

 

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Una raccolta di aforismi in forma di disegno. Aforismi grafici, che stanno lì a lasciarsi guardare e a dire qualcosa del mondo. Frammenti del quotidiano, nostalgici ed evocativi. Spesso struggenti. Uomini che dormono sotto campane gaussiane per proteggersi dalla pioggia, la forza di Coriolis che pare il motore di tutti gli istituti meteorologici e meteoropatici, ma è solo una formula, una donna che vola dalla finestra oltre la quale c’è un cielo stellato e verso un altro essere umano nel letto, quindici quadrati in gradazione di blu che sembrano, così sulla pagina, una parete in vetroresina al contrario, incompleta, inconcludente e fascinosa. Anzi che sembrano il cielo oltre una parete di vetroresina. La radice quadrata di -1 che è un numero immaginario. Ma secondo quale immaginazione?

Se io dovessimo azzardare una ipotesi sul soggetto di questi disegni, a tratti essenziali, neri, che paiono tutti matasse di inchiostro 0.38 e 0.5 che si dipanano per finire nella forma aleatoria ma definitiva di una esperienza condivisibile, forse addirittura condivisa, diremmo le titubanze. Le esitazioni. Uomini piccoli e approssimativi, intenti e distratti, interpuntati da una scienza ferma e formale, logica e canonica, che spiega il mondo senza interpretarlo. Laica e quindi santa. Il filo di questo libro (di fili), che è nero come i disegni sui fogli bianchi, intreccia forse l’incertezza e la curiosità, o l’improvviso baluginare di una sorpresa. Ma piccola, innocua, pure inutile forse. Perché a tenere in mano Titolo variabile non ci si sente in viaggio, ma in giro, a passeggio, tra una faccenda e un’altra, tra tanto daffare che c’illude, negli squarci di luoghi urbanissimi e di una umanità che è comune perché è raccontata con particolari così astratti che possono echeggiare in tutti quelli che tengono sempre gli occhi aperti sul mondo. Uomini o alberi, mani o corolle, donne o fantasmi.

 

M. Morgantin, Titolo variabile, Quodlibet (2009)

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