Da giovane era un buon partito

 

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I congressi dei circoli hanno incoronato (come previsto) Bersani, hanno dato una sonora batosta a Franceschini, hanno incoronato con l’alloro del nuovismo Ignazio Marino, hanno fatto incazzare Rutelli che forse esce. 

Ma che parito viene fuori da queste consultazioni interne?
E sopratutto, quali sono le sostanziali differenze fra le forze interne al partito?

E’ ovvio che un confronto congressuale anche aspro è sintomo della salute democratica interna di un parito: noi addirittura siamo sempre stati fan accaniti dei congressi socialisti ed abbiamo sembpre sognato di partecipare alle tipiche scazzottate che anni addietro caratterizzavano le assise degli eredi del garofano. Il PD però è da anni ormai ingarbugliato nella dscussione interna sulle proprie classi dirigenti locali in una eterna conta che lo fa arrivare in ritardo su qualsiasi tema dell’agenda politica. 

Tuttavia l’impressione è che questi congressi non siano stati una prova di democrazia interna, quanto piuttosto un regolamento di conti fra classi dirigenti locali. Lo dimostra la ripartizione dei voti (percentuali schiaccianti per l’uno o per l’altro candidato nelle regioni di riferimento) a dimostrazione che in un partito senza un vertice centrale, quelli che contano sono i ras territoriali e gli amministratori che controllano tessere e distribuiscono incarichi, lavoro e prebende. 

A complicare le cose il regolamento tafazziano per la scelta del segretario che prevede il passaggio interno (congressi dei circoli) ed il passaggio esterno (primarie dei simpatizzanti): il rischio maggiore è che le primarie ribaltino il risultato dei circoli di base, eleggendo un segretario pesantemente delegittimato, od ancora peggio che la consultazione popolare non elegga nessuno affidando al gioco dei delegati la scelta del vertice del partito.

Se si va a guardare poi le forze in campo il quadro è particolarmente sconforntante: Marino (odio dar ragione a Feltri ma è VERISSIMO che è stato cacciato da una università americana per essersi intascato dei fondi) così a primo acchitto può sembrare una valida alternativa all’esistente, se non si corresse il rischio di sempre con chi si professa uomo nuovo: ovvero che il rinnovamento sia solo in funzione del rinnovamento stesso e che vada a mascherare la totale assenza di una linea politica. 

Poi c’è “quello che passa il convento” ovvero Franceschini: il segretario tutte le volte che parla del congresso e della gestione interna del partito mi dà l’idea di avere ragione e probabilmente ce l’ha pure. Il problema principale è che la gestione Veltroni – Franceschini rappresenta la linea politica più perdente che il partito possa adottare: la conferma di Franceschini comporterebbe la prosecuzione del coma profondo del PD in ogni ambito della vita politica italiana ed europea.

Poi c’è Bersani. Se andasse a San Remo lo presenterebbero così:

Di D’Alema, Bassolino e Letta “Un senso a questa storia” canta Pierluigi Bersani

Su Bersani ci sarebbe da scrivere tanto. Il miglior ministro del centrosinistra e l’unico ad essere uscito con un barlume di credibilità dal governo Prodi. Solo che prende adesso il treno della direzione del partito dopo averne persi altri mille: candidato alternativo di Veltroni, soluzione dopo le elezioni poltiche, soluzione alternativa a Franceschini dopo le elezioni sarde ecc.. 
Ha promesso un PD con una identità che adotti finalmente una forma-partito degna di tal nome e ce ne sarebbe bisogno. Il problema principale di Bersani è la spazzatura che si porta appresso: tutti i dalemiani, tutti i riciclati più una serie di personalità che dire raccapriccianti è poco. E’ clamoroso quello che è successo ai congressi in Calabria ed in Campania ed hanno fatto bene Franceschini e Marino ad ammonire l’ex ministro. Che partito pensa di governare Bersani affidandosi al sud alla peggiore classe dirigente del paese?
Si può appoggiare un segretario che in Campania è sostenuto da un parito marcio e da una classe dirigente (ad ogni livello, dai sindaci, alla dirigenza regionale, alle dirigenze provinciali, alle dirigenze giovanili) da cacciare a pedate nel culo? E’ credibile un partito che non commissaria la struttura napoletana, che da sola ha più tessere della Lombardia, quando negli Stati Uniti i Democratici hanno sospeso i delegati della Florida solo per aver anticipato la data delle primarie?

 

A questo punto direte voi era meglio quando c’era Veltroni.. 
Invece no, peggio di Veltroni, solo il morbillo a Ferragosto.

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