Discorsi da bar/2 (special guests stars Josefh Roth, Modest Petrovič Musorgskij ed una con un tatuaggio strano sul culo)

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A: Un Southern Confort con il ghiaccio.

B: L’ultima volta che hai preso un superalcolico è stato per il fallimento della Fiorentina. Hai altri clichè da interpretare o la finiamo qua?

A: Ehm.. “Conceda Dio a tutti noi bevitori una morte così lieve e bella ”

B: Questo è Josefh Roth. Da quanto ti interessi di letteratura mitteleuropea?

A: Mai interessato. Ma una volta sono andato con una che aveva questa frase tatuata sul culo.

B: E’ vero hai un approccio anale alla cultura. A cosa pensi?

A: Al sassofono.

B: Ah, ecco che arriva la metafora.

A: Te da piccolo scegli uno strumento ok? E dio santo ti rispecchia. Per esempio chi suona il fagotto è un tipo originale, chi suona il violino è costretto dai genitori, quelli delle percussioni sono bambini grassi mentre i legni sono per le donne.

B: Generalizzando molto..

A: E generalizziamo. Il sassofono è per chi non lascia traccia. Pensa ad una orchestra. Non ci sono ruoli di rilievo per sax in musica classica: per carità bel timbro, un apporto importante al risultato complessivo, ma dopo un po’ arriva uno stronzo con il violino che si prende tutto e quando esci dalla sala del sassofonista non ti ricordi nemmeno il colore dei capelli.

B: Non è del tutto vero: se non ricordo male Musorgskij ha scritto assoli per sax..

A: Musorgskij è diventato alcolista a 22 anni, componeva in una dacia in mezzo al niente e, vox populi, si dice che avesse una smisurata passione nell’inculare le pecore…  No no non c’è scampo capito caro mio. Siamo passanti, paesaggio, sottofondo. Sai dove va bene il sassofono? Nella musica da camera o nel jazz.

B: Mamma mia.

A: Inizi a capire bravo. Va bene nella musica che generalmente ascolti mentre fai altre cose. Hai mai visto qualcuno attento ad un concerto jazz? Sottofondo caro mio. Sei sottofondo, sono un passante, siamo paesaggio.

B: Finardi ieri avrebbe detto che lei aspettava l’uomo che la faceva sentire nuda fra la gente, ma pura e santa come un diamante. Te che aspettavi?

A: Un pianeta su cui ricominciare. Possibilmente distante, ambiente climatizzato ed ampio parcheggio.

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2 thoughts on “Discorsi da bar/2 (special guests stars Josefh Roth, Modest Petrovič Musorgskij ed una con un tatuaggio strano sul culo)

  1. mi piace l’atmosfera che riporti in questo dialogo..sfiorando il noir mentre A delira sul sax. Vignetta così stupida che per 3 secondi non l’ho capita..ma dove le trovi? 🙂

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