La carica degli invotabili/3

PARTE TERZA: Partito Democratico

 

domenici

IN GENERALE:

Trovare argomenti contro il PD è un esercizio retorico abbastanza semplice. Tuttavia forse ha ragione Franceschini quando dice che il dato politico significativo delle europee sarà il distacco fra PDL e PD. E sopratutto il PD è il centrosinistra che c’è adesso in Italia ed è impensabile pensare ad una opposizione a Berlusconi senza confrontarsi con il partito democratico. Franceschini in questa campagna elettorale non ha demeritato e soprattutto ha smetito chi, come me, era dubbioso che la svolta dal veltronismo perdente fosse guidata dal vice eterno di Walter l’Africano. Franceschini ha rispolverato l’antiberlusconismo, ma nel frattempo ha criticato il governo sui fatti e con argomenti credibili. Ha difeso l’indipendenza dei media e resistito ai controattacchi dei camerieri berlusconiani sul caso Noemi e vallette candidate. Ha provato di restituire un po’ di dignità alla tornata elettorale non candidando parlamentari o candidati ineleggibili.

Tuttavia il PD si presenta alle elezioni europee con delle tare enormi che non possono essere taciute. In primo luogo la collocazione europea: la linea di Franceschini è – noi faremo il gruppo democratico e lavoreremo ad una intesa con i partiti socialisti e socialdemocratici – E’ una linea senza alcun senso, dettata da ricatti trasversali che (visto che i socialisti europei non hanno alcuna intenzione di fare una svolta solo per far piacere agli italiani) porterà gli eletti del PD ad essere totalmente marginali all’interno del parlamento europeo. In secondo luogo, non si può andare alle urne senza prima aver trovato una sintesi credibile all’interno del partito su argomenti fondamentali per le politiche europee come il lavoro, la politica estera e la politica energetica. In terzo luogo, il PD, assieme al centrodestra è responsabile di questa legge elettorale per le europee: una legge che, in nome di una esigenza di semplificazione (che per il Parlamento Europeo non è necessaria) sacrifica la rappresentatività dei rappresentanti eletti, con una soglia di sbarramento che non porta benefici ai cittadini, non porta benefici all’istituzione europea, ma conviene solo ai due partiti maggiori.

 

LA LISTA (gli invotabili in GRASSETTO)

1 DAVID SASSOLI 
Come per la Sgrena, diffidiamo dei giornalisti che si dedicano alla politica. 

 
2 LEONARDO DOMENICI
Il primo degli invotabili per i disastrosi ultimi anni della sua guida di Firenze. Si è reso redicolo incatenandosi davanti alla sede di Repubblica (vedi foto) per protestare contro presunti complotti della stampa contro la sua persona. Ancora prima aveva minacciato di non voler più convocare il Consiglio Comunale fiorentino se la sua maggioranza non risolveva prima i problemi interni (come se il consiglio fosse casa sua). Da un partito nuovo ci si dovrebbe aspettare il rispetto del principio per cui un politico POTREBBE nella vita anche tornare a lavorare dopo aver svolto il mandato per cui è stato eletto. La candidatura di Domenici sa di piazzamento in lista di un bollito tanto perchè non si può proprio lasciarlo a casa.
 

3 Silvia COSTA
Assessore regionale del Lazio all’Istruzione, al diritto allo studio ed alla formazione è corresponsabile delle riforme delle Aziende regionali per il Diritto allo Studio degli ultimi anni, che, specialmente nel Lazio, hanno portato quasi al collasso del sistema.

4 Catiuscia MARINI 
5 Palmiro UCCHIELLI
 6 Monica GIUNTINI 
7 Giampiero CIOFFREDI 
8 Luisa LAURELLI  
9 Francesco DE ANGELIS 
Ci hanno rotto il cazzo questi assessori regionali che vogliono passare 3 giorni a settimana a Bruxelles.

10 Alessandra SENSINI 
Dopo la vela di D’Alema, la sinistra sdogana anche il windsurf. Candidatura puramente di immagine. Almeno quelle di Berlusconi sono bone.

11 Roberto GUALTIERI 
12 Guido MILANA
Da segretario del PD romano è stato responsabile della brillante scelta di candidare lo scorso anno Francesco Rutelli a sindaco della capitale, regalando il comune di Roma ad Allemanno.


13 Gabriele MORI 
14 Franco VACCARI 

 

ndr

Questa è la terza ed ultima parte de La carica degli invotabili. Ci scusiamo con i lettori se la parte riguardante il PD è uscita ad urne già aperte, ma cause non dipendenti dalla nostra volontà e qualche sbornia colossale, ci hanno impedito di far meglio. Comunque i sondaggi ci dicono che il lettore medio di cosafarequandopiove è nerd, pigro e riflessivo quindi sicuramente nessuno di voi sarà già andato a votare.

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3 thoughts on “La carica degli invotabili/3

  1. Dopo queste brillanti analisi ci rimane il dubbio di chi voti tu. Per quanto mi riguarda ho votato Rifondazione, forse perché apprezzo i vecchi saggi e per niente i fighetti.

  2. Non vedo perchè privarsi dell’estremo piacere del tirare sulle proprie linee, anche e soprattutto perchè – forse un po’ seguendo l’assunto che vuole solo i cattolici autentici come unici detentori del diritto al moccolo – solo chi vota da tempo un partito ha il diritto inalienabile di dirne peste e corna.

    Di Domenici forse andrebbe anche rimarcato il fatto che – come testimoniato a suo tempo da Alessandro Gilioli de L’Espresso – ad incatenarsi sotto la sede di Repubblica ci andò comodamente scarrozzato dall’auto blu, oltre alla orrenda sceneggiata napoletana che fece partire un mesetto fa come risposta al parere personale di Pistelli che lo aveva reputato come a) privo di passione per il lavoro per il quale si è è proposto e b) come totalmente privo di sintonia con il suo elettorato. Si ridusse a minacciare l’interruzione della campagna elettorale per le Europee e ad andare a frignare da babbo Franceschini per ottenere la solidarietà del partito, tanto per dire.

  3. Uhm, vista la crisi profonda del Partito Socialista Europeo io non escluderei svolte per far piacere al Pd, tanto che in questi due anni il PSE ha fatto ponti d’oro agli esponenti del Partito Democratico nostrano.
    Comunque, al di là del gruppo di collocazione nell’europarlamento, mi sarebbe piaciuto che in questa campagna elettorale Franceschini si fosse occupato meno delle minorenni di Mr B. e avesso detto chiaramente se intende o meno sostenere l’attuale Presidente della Commissione Europea Barroso (di destra, sostenuto dai popolari).

    Ciao.

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