Il ragazzo che giocava guardando le stelle

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Provate ad andare a Firenze ed a  chiedere:

” ma chi è questo Giancarlo Antognoni?”

Vi guarderanno come un frate benedettino avrebbe guardato un eretico del XIII secolo. O se sarete fortunati, vi faranno sedere a forza al bar più vicino, ed a colpi di citazioni da calcio illustrato, vi racconteranno di cross da trenta metri sul piede del centravanti smarcato, di falcate brucianti dalla trequarti, di tanta classe che solo in rarissimi casi si ritrova tutta insieme nelle gambe di una persona sola. Vi racconteranno della partita contro la Roma del campionato 79/81 quando “Antonio” calciò prima una punizione da venti metri nell’incrocio destro dei pali, poi 6 minuti dopo all’altro incrocio. Il Portiere della Roma Paolo Conti, la riserva di Zoff in nazionale, non il primo pippone sulla piazza, a chi gli chiedeva conto della sua immobilità rispondeva che era impossibile prendere con due punizioni i due angoli alti. Poi facendosi più mesti vi racconteranno del Fiorentina – Genoa del 22 Novembre del 1981 quando ci mancò veramente un pelo che il capitano non rimanesse morto sotto la Curva Ferrovia dopo uno scontro durissimo con il portiere Martina. Sicuramene parleranno del campionato 1986/87 quando un Antognoni oramai sul tramonto portò per mano una squadra di vecchie glorie e ragazzini verso una salvezza che sembrava insperata. Oppure sempre in quel campionato quando stravinse il confronto con Il Pibe de oro Maradona, proprio nell’anno del primo scudetto del Napoli.

La prima volta che scese in campo con la maglia viola nella trasferta contro l’Hellas Verona aveva 18 anni ed era stato appena acquistato dall’Asti per 435 milioni. Vladimiro Caminiti di Tuttosport, scrisse che Antognoni era ” il ragazzo che  gioca quardando le stelle” . Un po’ per il suo incedere a testa alta senza mai posare lo sguardo sul pallone che restava incollato al piede. Un altro po’ forse perchè la sua visione di gioco era così perfetta che sembrava eterea.

Non ha mai vinto niente in carriera. O quasi niente, se si conta una Coppa Italia nel 1975 vinta in finale contro il Milan mandando in gol Rosi e lo sfortunato Guerini che dà lì a pochi mesi avrebbe chiuso la carriera a soli 22 anni schiantandosi con la sua Porsche sull’Appennino e rischiando addirittura di perdere la gamba. Per colpa di Vlady Zmuda, terzino di altri tempi, di quelli che non mollano l’uomo nemmeno durante l’intervello, e di un suo intervento ai limiti del penale nella semifinale di Spagna 82, si perde la possibilità di vincere sul campo il Mondiale.

Ma forse quando si parla di “Antonio” i trofei non bisogna nemmeno citarli. Si parla di Scudetti, di Coppe Uefa o dei Campioni e di Antognoni con la stessa insensibilità di chi parla di eredità ad un funerale. 
Giancarlo Antognoni giocava per gli esteti. Ed agli esteti non è mai importato di vincere. 

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