L’inattesa piega degli eventi

 

cover280

 

 

L’Italia fascista ha rotto in tempo l’alleanza con Hitler e anzi ne ha contrastato le mire, guadagnandosi nel 1945 un posto al tavolo dei vincitori. Dal conflitto, destinato a entrare nella memoria degli italiani come la Nostra guerra, il Duce esce trionfatore; anche Casa Savoia è eliminata dalla scena politica, e la nuova costituzione «laica e littoria» priva la Chiesa del suo ruolo sociale.

Per il Paese, ora rinominato Repubblica d’Italia, sono stagioni di relativo prestigio internazionale e prosperità economica, ma la vita quotidiana ristagna, avvelenata da decenni di autoritarismo: gli oppositori veri o presunti subiscono la deportazione nelle ex colonie africane, ora dotate di una formale autonomia e promosse al rango di «Repubbliche associate».

Nel 1960, quindici anni dopo l’armistizio, Benito Mussolini è un uomo di settantasette anni ormai prossimo alla fine, e i gerarchi si preparano a dare battaglia per la successione…

In questo contesto ucronico Lorenzo Pellegrini,  giornalista di Stadio, viene spedito nella colonia dell’Africa Orientale per raccontare ai lettori italiani le ultime giornate della serie Africa, campionato che raccoglie il meglio del calcio etiope, eritreo e somalo. Il viaggio, che Lorenzo considera una punizione,  diventa l’occasione per scoprire la periferia dell’ Impero Fascista, dove il costume italico si rivela nei sui lati peggiori, e dove il calcio diventa lo specchio di tensioni sociali e politiche.

1) Calcio.

2) Amori facili

3) Autoritarismo.

Per Brizzi sono le eterne passioni degli italiani. Lo dichiara subito in copertina e ci costruisce un libro attorno.

Dopo la necessaria introduzione iniziale, il libro si legge come un album di figurine, o meglio come un almanacco del calcio. Si passa dal conoscere i camioni in carica del Birra Venturi Asmara,  la squadra degli industriali  monarchici eritrei, alla Garibaldi, compagine decisamente antifascista, in maglia rossa come l’Eroe dei due mondi, che osa addirittura schierare in squadra un tigrino nero come la pece.

Ad Adis Abeba incontriamo il Goliardo e lo Sparta, squadre di metà classifica rispettivamente degli universitarie e degli immigrati greci ed armeni, per passare alle pretendenti al titolo: i nerocelesti dell’ Audax, raccomandatissimo club di propietà del Governatore della città, e gli strisciati del San Giorgio, mitica squadra interraziale capitanata dalla leggenda vivente del calcio etiope il quarantenne Ambesà (leone) Aregai.

Il calcio e le partite, ci vengono descritte con l’occhio del cronista sportivo. Sembrano quelle telecronache radiofoniche degli anni 60 in cui al tecnicismo od alla spettacolarizzazione si sostituiva una ingenua, ed apparentemente involontaria, tendenza all’epica.

Ovviamente non si esaurisce con lo sport. C’è nel contorno un regime ed un ordine sociale oramai al collasso. Un governo che sia in Italia che nelle colonie si illude di continuare a sopravvivere con la retorica, il controllo mediatico e, di nascosto, il terrore e le stragi.

Il tutto con la tecnica di scrittura di Brizzi, che ritenere accattivante è riduttivo.

Sicuramente un libro da leggere.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...